Quando Pesaola mi disse: "Ragasso, non c'è riconoscenza. I calciatori di oggi..."

"Il suo primo giorno a Napoli lo ricorda? "Si, certo. Venni in viaggio di nozze, ma il primo giorno lo dedicai al grande amore per mia moglie. Per vedere Napoli avrei avuto molto tempo a disposizione"
Sono ore concitate. Fa caldo, molto caldo. E le notizie che arrivano peggiorano la situazione. L'aria condizionata non dà sollievo. “Higuain va alla Juventus”. I tifosi del Napoli sembrano ormai rassegnati all’idea e sono inviperiti. A me, invece, la vicenda del Pipita ha fatto venire in mente uno degli incontri più belli della mia vita professionale. Ho avuto l’onore di fare domande a Maradona e Careca, ho visto Pelè, Cantona, Matthaus e Dunga a Montecarlo (con gli ultimi tre ho scambiato anche qualche parola per brevi interviste), ma è a Pesaola (e Vinicio) che probabilmente riserverò per sempre il posto migliore nel mio cuore di tifoso. Ed è incredibile perché io, Pesaola, l’ho studiato, non vissuto. Ma cosa cambia?
Lo andai a trovare in ospedale, era in terapia intensiva per riprendersi da alcuni malanni. Maledette sigarette. Volle incontrarmi, nonostante la fatica nel parlare. Indossai il camice da chirurgo e anche io mi fiondai in una “terapia intensiva di calcio vero”. Dicevo, in queste ore in cui sta per consumarsi uno dei più grandi tradimenti della storia del calcio (“gli affari sono affari”), ho ripensato al “passaggio” in cui il Petisso mi parlava dei calciatori di ieri e di oggi. Era il 20 giugno del 2010, l’Italia del Lippi bis affrontava la Nuova Zelanda (1-1, ndr) al mondiale sudafricano. L’ascoltammo alla radio. E l’analisi tecnico-tattica di quella partita, aggrappata alle parole del cronista, finì per dare alla vita la forma di un campo di calcio, o al campo di calcio il sapore della vita in tutte le sue forme. Un grazie al grande tifoso Nunzio Simonetti con il quale ho condiviso quest’oggi questo ricordo stupendo. Oggi fa caldo, quel giorno pioveva. “Cambia el clima, el mondo… figuriamoci il calcio”. Immortale Petisso. Argentino come Sivori e Maradona. E come Higuain. Ma soprattutto Napoletano più di tanti. Napoletano per scelta.
“Un gol di mano fa parte del calcio. La mano de dios pure. E’ sbagliato, ma quando se tratta di un gol decisivo è difficile dirlo all’arbitro”. E allora la moviola? Non l’avessi mai detto … “Ma no, no, no. Ma quale moviola. La verità è che ci sono troppi interessi che hanno rovinato questo sport. I soldi, gli sponsor, non migliorano il calcio. Ai miei tempi noi firmavamo i contratti ed eravamo della società a vita. Le nostre lotte sono servite ai calciatori di oggi per ottenere più rispetto, però con queste figure dei procuratori si sta esagerando. Vengono pagati tutti troppo, e i presidenti cacciano milioni come fossero noccioline. I nostri contratti erano molto rigidi e non potevamo andare nemmeno in macchina perché era pericoloso. Io, da ex, sono per i giocatori, ma con tutti questi soldi dico che si è perso lo spirito con il quale si inizia da bambini ad amare la pelota”. I calciatori di oggi non conoscono la storia del calcio. “Ragasso, non c’è riconoscenza … Lei è giovane e con il tempo avrà modo di rendersene conto”. Anche il pallone è cambiato, è più leggero. “Ci divertivamo più noi, ma il pallone era di cuoio e quando pioveva diventava una pietra. Se arrivava un cross sotto al diluvio, col ca**o che ci andavo io”. Quando ha iniziato ad amare il calcio? “Giocavo nella squadretta del mio quartiere in Argentina e gli osservatori del River Plate selezionavano per fare il torneo della “sesta”. I migliori passavano al torneo della “quinta” poi “quarta” ecc., fino a quando non entravi a far parte del club”. Il suo primo giorno a Napoli lo ricorda? “Si, certo. Venni in viaggio di nozze, ma il primo giorno lo dedicai al grande amore per mia moglie. Per vedere Napoli avrei avuto molto tempo a disposizione. E’ una città che ti entra nell’anima pian piano. Quando impari a conoscerla capisci che è straordinaria. Gente allegra come in Sud America. I guai ci sono, ma si prova a ridere comunque perché la vita è una e bisogna godersela provando a tirare fuori il meglio e facendo del bene”.
Luca Cirillo
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