Quando Maradona giocò al Liberati, l'Italia non si presentò! In campo la Ternana. Tacconi: "Vergogna"
Nel 1989 venne organizzata un'amichevole di beneficenza allo stadio di Terni, ma l'Italia non si presentò.

Il sito calciofere.it ricorda in un articolo a firma di Emanuele Lombardini quando successo il 22 maggio 1989, lo stadio Libero Liberati era pieno. La gente di Terni aveva risposto all’appello di un perugino, il portiere della Juventus e della Nazionale Stefano Tacconi, organizzatore di “Uniti per la Vita”: “Venite tutti allo stadio, giocheremo Italia-Argentina, un match di beneficenza per i bambini in difficoltà. Verrà anche lui, Maradona“. Dodicimila persone, 130 milioni di lire di incasso, da dividere fra l’ Associazione Sportivi Disabili d’Italia e l’ospedale pediatrico di Buenos Aires. El Pibe de Oro c’è. Nonostante una stagione tiratissima, il fuoriclasse del Napoli non è voluto mancare a quella partita. E come lui ci sono tutti: Troglio, Dezotti, Claudio Paul Caniggia, Burruchaga. I campioni del Mondo in carica rispondono presente. Nery Pumpido, il portiere, perde la concidenza del volo Madrid-Roma per il ritardo del volo interno Siviglia-Madrid, ma si presenta anche lui. Pazienza se è già il 56′ quando scende in campo. Tutti chiamati a rapporto dal fantasista, coinvolto da Tacconi in questo progetto. Come si poteva dire di no a Maradona, del resto?
E l’Italia? L’Italia non c’è. Stefano Tacconi incassa una lunga fila di no all’ultimo secondo. L’aria che tira la si capisce all’ora di pranzo. Al fax dell’hotel cittadino dove in quel momento alloggiano Maradona e una trentina di persone al suo seguito – famigliari compresi – cominciano ad arrivare le rinunce da parte delle varie squadre, diffidate dalla Figc a mandare i giocatori per quella che non era una gara ufficiale.
Al portiere arrivano le scuse più varie. Alcuni mandano a dire che avevano un matrimonio a cui presenziare, altri si tirano indietro da subito, altri come Carnevale, De Napoli, Bergomi, Tricella, Francini, Buso che pure in un primo momento avevano dato la loro adesione, la ritirano. Tacconi aveva chiamato anche i giocatori del Pisa, ma tramite il patron Anconentani anche loro declinano l’invito. Il Trap, allenatore dell’Inter dice no: “Il campionato è alla stretta finale e i giocatori si stancano, questa partita non era prevista, non possiamo rischiare infortuni o dare vantaggi“. La Sampdoria in finale di Coppa Italia non vuole cedere Vialli e Mancini e la Juve non da l’ok per i suoi giocatori.Tacconi però risponde ‘Disobbedisco’ e a Terni si presenta.
Già, ma che fare, adesso? Presto detto. I giocatori della Ternana, che si trovano in tribuna insieme al tecnico Claudio Tobia, impegnati nel campionato di C2, vengono scaraventati direttamente in campo, chiamati dallo speaker dello stadio. Poco dopo, eccoli uscire dallo spogliatoio, indossando una maglia bianca (come quella argentina, era realizzata appositamente per l’evento e griffata da una nota ditta ternana): la partita diventa una Ternana più Tacconi vs. Argentina. In campo lo spettacolo non manca: Hugo, Diego e Lalo Maradona insieme in albiceleste – è la prima e unica volta – (il terzo arriva nientemeno che dal Canada), Dezotti e Burruchaga portieri improvvisati in attesa di Pumpido, il fuoriclasse del Napoli che rimette in campo una palla che stava andando fuori direttamente con un colpo di tacco all’indietro. E con un altro colpo di tacco fa girare la testa al ‘povero’ Lucio Caccialupi, che si affannava invano nel tentativo di intercettarlo.
Finisce tanto a poco, naturalmente: 7-2 per i campioni del Mondo di Bilardo, con doppietta di Giorgio Eritreo per i rossoverdi. Tacconi lascia il campo al 67′ sostituito dal portiere rossoverde Roberto Renzi, ed esce fra gli applausi: “Peccato tu sia perugino, ma sei un gran signore“, gli grida uno dagli spalti. Lui saluta la gente, ringrazia, poi si sfoga coi cronisti: “E’una vergogna, Ho passato la mattina al telefono e ho capito solo alla fine quello che stava succedendo, i no fioccavano uno dietro l’ altro. Maradona, con cui pure mi sono spesso beccato, e che doveva andare a conoscere la figlia, ha trovato il tempo per venire: non i miei colleghi. La categoria ci fa una magra figura, meglio stendere un velo pietoso e vergognarsi con i bambini argentini“.
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