Logo AreaNapoli.it

Quando Garella era "irrintracciabile" e intervenne un Comandante dei Vigili Urbani


,
Pubblicato nella sezione Altre notizie
Quando Garella era irrintracciabile e intervenne un Comandante dei Vigili Urbani

Lettera a Claudio Garella, portiere che vinse due scudetti a dir poco leggendari: con l'Hellas Verona e con il Napoli. Che si affrontano tra meno di un'ora.


Come promesso, caro Claudio Garella, ti scrivo. Parto dal fischietto di un Comandante dei Vigili Urbani del Comune di San Mauro Torinese. I Comandanti lo usano il fischietto? Non lo so. A prescindere, spero sia ancora in servizio, con o senza fischietto. Fu lui a contattarti perché io ed un ex amico, che poi ha firmato l'intervista (eravamo ragazzi con tanta energia), facemmo di tutto per stanarti. Ricordi, Claudio? Da tempo risultavi "irrintracciabile", "inesistente" come il tuo vecchio numero di telefono. Facemmo così tanto "rumore" che il sig. Chinisso - questo il nome del Comandante - si preoccupò e ti venne a cercare come Battiato in una canzone. Ci mise qualche giorno per darci una risposta, forse bussò pure con i piedi al tuo citofono. Ho la sensazione che coinvolse anche i Vigili del Fuoco, non so perché. Fatto sta che ho immaginato acrobati sul tuo balcone. Poi improvvisamente, mentre le notizie giravano nel paese come palloni a rientrare e ad uscire scodellati al centro dell'area, intercettasti il tiro che ti riguardava: alcuni giornalisti ti stavano cercando.


PUBBLICITÀ

E tu, sorpreso in un sonnellino pomeridiano dall’ennesimo tentativo dei Vigili Urbani, e colpito dalla "ferocia" affettiva con la quale seguivamo le tue tracce - la stessa che ci permise di "beccare" in quel periodo anche l'introvabile Giorgione Chinaglia in America (solo Dio sa come) per una intervista telefonica - spuntasti come una montagna quando il sole, dopo che è sorto, si mette di taglio a sublimare il totale. Respingesti con la lingua la definizione di portiere che para solo con i piedi: "In verità paravo con tutte le parti del corpo, una volta anche con il fondoschiena in un Verona-Udinese. L'obiettivo è non prendere gol e il fine giustifica ogni mezzo. La gente definiva le mie uscite spettacolari e i riflessi prodigiosi: questo è l’essenziale".


PUBBLICITÀ

Ricordasti con orgoglio, ma senza esagerare perché la tua leggerezza era il bilanciamento della stazza, che fu Maradona a segnalarti ad Italo Allodi: il Napoli, dopo l’addio del Giaguaro Castellini - tra i tuoi idoli - si ritrovò senza portiere e tu accettasti di difendere i pali azzurri nell'anno in cui avresti potuto giocare la Coppa dei Campioni con gli scaligeri. Facesti prevalere l’istinto: “Quale scudetto è stato più emozionate tra Verona e Napoli? Napoli. Credo che resterà nei libri di storia. Ci furono delle scene di giubilo che credo siano irripetibili. Riuscimmo nell'impresa di vincere in un ambiente molto difficile, molto esigente, in una città che vive di solo calcio. Avevamo grandi qualità ma potevamo vincere ancora di più”.

Poi l’anno dopo accadde l’incredibile: il mancato bis e la pazzesca rimonta del Milan di Sacchi. E dalle tue parole filtrava l’eco di un dispiacere mai del tutto esaurito per la famosa “rivolta di maggio”. Finisti nella lista dei quattro epurati con Ferrario, Bagni e Giordano. “Non avevo un buon rapporto con Bianchi. Dicemmo alla società che se fosse rimasto lui noi saremmo andati via. Ferlaino scelse Ottavio, ma sono convinto che con un altro allenatore si poteva aprire un ciclo come i rossoneri”. Maradona ci restò molto male, poi arrivò la “pace di Lodrone” quando tornò dalla vacanza in Polinesia. Con uno dei tuoi balzi felini – non a caso Garellik - confermasti in quell’intervista del gennaio 2009, tutto il tuo stile futurista: “Lavezzi merita la 10 di Maradona, lo stesso Diego sarebbe contento perché El Pocho incarna lo spirito dei napoletani”.

Sei nato a Torino, avevi 67 anni, e da visionario avevi previsto anche la moda del portiere che usa i piedi. A modo tuo, sintetizzando però il succo di quel che si chiede ai portieri: parare. E lo facevi con mosse così naturali che se in campo avessi indossato il kimono nessuno avrebbe avuto da ridire. Eri sbarramento a traiettorie diagonali, passaggio a livello con proiezioni verso Frittole, quasi 1500. Hai attraversato l’Italia da sopra a sotto: Lazio, poi Sampdoria, quindi Verona e Napoli negli anni in cui la Serie A era l’Eldorado del calcio mondiale, ovvero il luogo magico dove regnava l’equilibrio, l’incertezza, lo spettacolo. Una Premier ante-litteram e molto di più. Inoltre Udinese e infine Avellino. Ora vola come ti pare, Claudio, senza i fischi degli arbitri, dei critici e dei Vigili Urbani. Continua a far prevalere l’istinto con l’imperativo di sempre: il pallone non deve entrare, tutto il resto è contorno. O al massimo i colori di Zenga e Tacconi nei cieli in cui tramontò Zoff. 

Luca Cirillo


PUBBLICITÀ

Ultimissime notizie
Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
Guarda suYouTube logo
Prossima partita del Napoli
VillarrealVillarreal
NapoliNapoli
Villarreal-Napoli, i precedenti
Champions, martedì 13 ottobre alle 21:00