"Fino al collo", il docufilm sull'incredibile parabola di Puzone: "Dal rione Gescal a Maradona"

"Fino al collo", presentato il docu-film su Pietro Puzone, ex calciatore del Napoli. Fabio De Martino, per AreaNapoli.it, commenta e analizza il lavoro svolto dal giovane regista Lorenzo Giroffi.
“Nessuno vuole essere Robin” è il titolo di una canzone di Cesare Cremonini, artista bolognese che ha recentemente visitato Napoli indossando peraltro la maglia del più grande 10 di tutti i tempi, affacciato dal balcone di un hotel sul lungomare, come postato dallo stesso artista qualche giorno fa su Instagram aggiungendo: “come ti fa sentire bene la maglia originale di Diego stagione 1985/86.” La frase del cantante che evidentemente spicca di più all’interno della canzone è senza dubbio “tutti col numero 10 sulla schiena… e poi sbagliamo i rigori”. Ecco che, parafrasandone il significato, in queste parole emerge tutta l’arroganza e la presunzione di tanti nel sentirsi dei fuoriclasse, salvo poi ridimensionarsi nello sbagliare la più facile delle occasioni. Il problema, come spesso accade, è dunque nella mente: “dai piedi FINO AL COLLO ero un campione… ma la testa non funzionava”. Confessione di Pietro Puzone, protagonista del docu-film proiettato lo scorso sabato 16 Aprile presso l’ex Asilo Filangieri, divenuto da qualche anno luogo di aggregazione, incontri culturali, riflessioni ed attività sociali di notevole rilevanza. Il calcio ne è pieno di storie di talenti sprecati in giovane età per via degli infortuni, delle fatalità, delle promesse mai mantenute. Il caso di Pietro Puzone rappresenta però una linea parallela davvero particolare, soprattutto se accostata ad un ‘dio’ di questo sport.
Il lavoro della durata di 55 minuti racchiude uno spaccato marcatamente privato di Puzone, ex ala del Napoli divenuta celebre più per le scorribande con l’allora inseparabile compagno di squadra Maradona che per i meriti calcistici mostrati sul rettangolo verde. Seppur dotato di cristallino talento infatti, Pietro non beneficiò come gli altri suoi compagni ai tempi del primo scudetto azzurro dell’87 delle gesta del grande D1Os: rientrato dopo un’ottima annata in prestito al Catania (proprio nella sopracitata stagione ’85-’86) Puzone non riuscì a ritagliarsi nemmeno un piccolo spazio in quella gloriosa compagine che trionfò per la prima volta nella sua storia raggiungendo il tanto agognato tricolore. Zero furono le presenze in quella stagione storica, complici i dissidi con l’allenatore Ottavio Bianchi e le notti brave in compagnia del fuoriclasse argentino. Se per quest’ultimo non rappresentò di certo un problema sopperire ai mancati allenamenti grazie alle incredibili gesta regalate in campo la domenica, per il giovane Pietro invece purtroppo non poteva esser così, schiacciato dalla strapotenza calcistica e personalità di Diego oltre che dei suoi già affermati compagni.
Da lì ebbe inizio una inesorabile parabola discendente in squadre meno gloriose e vicende personali che hanno condotto il calciatore ad una vita di stenti, dipendenze e difficoltà. Come riportato nel docu-film del regista Lorenzo Giroffi, divenne inoltre celebre la famosa ‘partita nel fango’ promossa dallo stesso Puzone nel campo della sua Acerra con l’intento di raccogliere soldi sufficienti per pagare un’operazione ad un bambino della città. Maradona accolse la richiesta di Pietro (contro il volere della società nella persona di Ferlaino) ed ancora una volta diede prova della sua immensa generosità per una giusta causa. Più in alto si vola, tanto più vi è il rischio di farsi male dopo la caduta. “Possiamo accomunare il rapporto di amicizia tra i due a quello di Icaro col Sole… lasciatosi abbagliare troppo da esso, finì per bruciarsi” il commento di Giuseppe Riccardi (camera, fotografia ed aiuto-regia del documentario) all’interno di un dibattito che ha animato la sala al termine della proiezione.
In effetti è proprio la stessa origine umile e difficile che ha avvicinato i due talenti che avrebbero avuto successivamente carriere del tutto diverse in campo ma molto simili fuori: dalle lamiere di Villa Fiorito al malfamato quartiere Gescal di Acerra, dalla fama prematura a un destino che coglie impreparate le loro anime così fragili, l’incontro con la ‘dama bianca’ (cocaina) e le notti bianche nei locali tra alcool e droga, infine le cliniche di disintossicazione che hanno per ora sentenziato in maniera diversa. Poco dopo aver compiuto 60 anni infatti, il 25 Novembre del 2020 El pibe de oro si è dovuto arrendere ad una vita di eccessi e ricadute fino a porne fine alla sua esistenza in un contesto di solitudine e inadeguatezza di cure per un uomo della sua grandezza (i medici sono tutt’ora indagati).
Per Pietro invece sembra prospettarsi una nuova rinascita, dopo i numerosi ricoveri, lo sperpero degli ultimi guadagni che il mondo calcistico gli aveva concesso, il silenzio con la figlia che, come mostrato nella parte conclusiva della pellicola, riabbraccia dopo ben 18 lunghi anni sugli spalti di uno stadio vuoto che oggi porta il nome del suo eterno amico scomparso. ‘In campo così come nella vita’ recitava Nereo Rocco: Puzone ala di ruolo in campo, perde l’ala protettiva di Diego sotto la quale viene fin troppo oscurato ed infine, per tornare al mito di Icaro, la sua stessa ala viene poi bruciata al contatto con l’accecante luce e l’improvviso successo. Storie di vincitori e di perdenti, di gloria e di passione che noi tutti, amanti di questo straordinario spettacolo, ci siamo dentro… FINO AL COLLO.







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