Piangi Diego, sei sempre più Marlon Brando: Ayrton Senna lo diceva, sai cosa sono le lacrime?
L'entrata lenta allo stadio Juan Carmelo Zerillo ricorda la scena della morte di Don Vito nel Padrino, eppure Diego a differenza di Brando non cade.

La D10Smania, come lo fu a suo tempo la Beatlemania, è un fenomeno umano che coinvolge psicologi ed esperti di costume, ma che sostanzialmente non ha spiegazione, e forse come testimoniano le recenti immagini della presentazione di Diego Armando Maradona come DT del Gimnasia La Plata, è ben lontano dall’esaurirsi. Diego Ulisse dopo 9 anni di peregrinare, tra Dubai e Messico, è tornato nella sua Itaca, il calcio argentino, e lo ha fatto con una battuta al cianuro verso i suoi nemici di sempre, Blatter e Grondona: " Yo quería dirigir en el fútbol argentino. Blatter y Grondona apuraban a los presidentes para que no me contraten". Alla fine ha vinto lui come sempre, e fa niente se il fisico porta i segni delle ferite che la vita da più umano degli dei (Galeano docet) gli ha inferto, l’entrata lenta del Pelusa allo stadio Juan Carmelo Zerillo ricorda un po’ la scena della morte di Don Vito nel Padrino, eppure Diego a differenza di Marlon Brando non cade, mostra la sua forza immensa attraverso la sua fragilità.

Piange, e in quelle lacrime forse gli saranno passate nella mente altre sue lacrime che hanno fatto il giro del globo terraqueo: quelle dell’infortunio a Barcellona, quelle da Re del Mondo a Città del Messico, quelle della finale scippata all’Olimpico nel 1990, quelle notte del triste addio a Napoli dopo la squalifica per cocaina nella Pasqua del 91, quelle del 94 a Boston dopo che Signorini e Franchi gli comunicarono che la FIFA lo aveva buttato fuori dal mondiale. Però Dieguito dopo quei pianti è sempre risorto, forse avrà fatto suo il motto del suo idolo, Ayrton Senna, che diceva che le lacrime sono la benzina della vita, arrivando così a crearsi l’ultima occasione per restare nel calcio che conta come tecnico, del resto come ha detto El Flaco Menotti, allenatore campione del mondo nel 1978 con l’Argentina: “Diego non esiste in un altro mondo se non in un campo da calcio con una palla. Questa è la sua vita e il suo sogno. Non c'è nulla che possa impedire a Maradona di essere su un campo da gioco". Già il campo da gioco l’unico posto dove Diego sembra sempre il bimbo felice di Fiorito, perché come ha detto lui nel documentario di Asif Kapadia: “Quando entri in campo i problemi scompaiono, la vita scompare, tutto scompare”.
Fabio Gentiluomo
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