Pasolini e la partita "truccata" che lo fece infuriare. In campo c'era un giovane Ancelotti

Pier Paolo Pasolini era un grande appassionato di calcio e non perdeva occasione per scendere in campo, anche quando dirigeva i suoi film, tra una pausa e l'altra.
Pier Paolo Pasolini, una delle menti più geniali della storia d'Italia, era un grande appassionato di calcio. E appena aveva l'occasione, anche in giacca e cravatta, non ci pensava su due volte a scendere in campo per una partita. Giocava anche quattro ore al giorno, volava sulla corsia di sinistra. Durante le pause dei sul set, quando dirigeva i suoi film, improvvisava partitelle sulla pozzolana delle periferie di Roma. Epica fu la sfida tra la sua troupe, quella di “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, e quella di "Novecento" di Bertolucci mentre i due film erano in lavorazione tra Mantova e Parma.
Domenica 16 marzo 1975, alle 9,30, le squadre entrarono in campo. La squadra capitanata da Pasolini era denominata "Centoventi", ed era in maglia rossoblù, mentre in maglia viola i cosiddetti "Novecentini". Terminò 5 a 2 per questi ultimi e Pasolini non la prese bene perché poi si scoprì che la partita era "truccata" visto che vennero schierati quattro ragazzi delle giovanili del Parma. Ad uno di questi Pasolini fece una domanda sul film a cui stava partecipando e il ragazzo rispose: “Ma io gioco nel Parma”. Quel ragazzo era un giovanissimo Carlo Ancelotti. Che, come ammise molti anni dopo, segnò anche un gol.








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