Panatta: "Eravamo come i Beatles o i Rolling Stones". Poi il retroscena sul padre
Adriano Panatta ha rilasciato un'intervista a La Nacion e ha parlato delle differenze tra il tennis dei suoi tempi e quello moderno.

Adriano Panatta è stato uno dei più grandi tennisti italiani della storia. In occasione dell'inizio del Roland Garros, il quotidiano La Nacion lo ha intervistato in esclusiva e l'ex campione ha risposto in maniera molto nostalgica: "Il tennis ai miei tempi era diverso, forse più romantico. Mangiavamo sempre tutti insieme, in generale era un tennis più creativo e talentuoso, meno fisico. Era una bellezza. Molte volte sembravamo i Beatles o i Rolling Stones con la racchetta, ma non vivevamo su un piedistallo. Eravamo gente normale: dopo una partita a Wimbledon o al Roland Garros uscivamo camminando tra la gente e scherzavamo tra noi: eravamo tutti amici. Era un’epoca speciale, adesso i giocatori si chiudono di più".
Poi un ricordo speciale dell'ex tennista: "Mio padre aveva conservato la pallina del match point di Roma 1976, quando vinsi in finale contro Vilas. Era nascosta in un ‘cajón’ e io non lo sapevo. L’ha trovata mia sorella: era scolorata e dura come una pietra".
Infine, un pensiero di Panatta su Bjorn Borg: "Era fortissimo e non per niente era numero uno del mondo. Mi trovavo sempre bene a giocare contro i migliori, non pensavo mai di poter perdere. Poi, chiaro, sono stato sconfitto molte volte, ma ho vinto anche molte altre partite. Non ho nostalgia di quei tempi, ma credo che al tennis odierno manchi un po’ di immaginazione".
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