Omaggio a Scirea: mai un cartellino rosso e la frase che tutti i calciatori dovrebbero ricordare

Il 25 maggio scorso Gaetano Scirea avrebbe compiuto 71 anni: la sua lezione di sport va recuperata.
Scirea ricorda quasi il termine napoletano "sceriare", ovvero lucidare. Ed è quello che ha fatto Gaetano con il calcio: lo ha lucidato. Quest'anno ricorrono i 25 anni dalla morte, avvenuta il 3 settembre del 1989 in Polonia a causa di un incidente, ma il ricordo di Gaetano Scirea non ha età, anzi, la sua storia, la sua lezione, andrebbero recuperate a futura memoria. Il grande calciatore della Juventus e della nazionale italiana, in carriera non è mai stato espulso, mai un cartellino rosso. A prescindere dalla pulizia negli interventi, mostrava un grande rispetto per gli arbitri e gli avversari. Nel corso di una vibrante sfida tra Fiorentina e Juventus, si accese una rissa dopo un fallo a centrocampo. Scirea raggiunse i compagni e urlò: "Non vi vergognate? In tribuna ci sono le nostre mogli, i nostri figli e gli altri tifosi che ci stanno guardando". E la fiamma si spense in un istante.
L'indimenticabile Mario Sconcerti, giornalista e scrittore, definì Scirea come "un trequartista nella sua area di rigore". Maglia numero 6, aveva una classe rara grazie ad un tecnica da fuoriclasse. Senso tattico, visione di gioco e testa alta sopra la linea del tempo per scrutare e anticipare il futuro. Il difensore moderno è nato con lui: non più il picconatore aggrappato ai polpacci e alle caviglie dei bomber, ma anche la necessaria fonte di gioco. Da ragazzino osservata la Grande Inter di Herrera, poi per uno scherzo del destino arrivò alla Juventus nel 1974 e ci rimase fino al ritiro. In 14 stagioni bianconere giocò 377 partite, segnò 24 reti e vinse 7 scudetti, una Coppa Campioni, un’Intercontinentale, una Coppa Uefa, una Coppa delle Coppe, due Coppe Italia.
E fu uno dei grandi protagonisti della vittoria del Mondiale di Spagna 1982 che lo consacrò tra i più forti difensori al mondo. Scirea, nato a Cernusco sul Naviglio, iniziò la carriera alla Serenissima San Pio X di Cinisello Balsamo. Era un attaccante, segnava tanto ed era un 10 naturale. I suoi idoli erano Gianni Rivera e Luis Suarez, di cui aveva i poster in stanza. Poi il graduale spostamento nelle retrovie, per vedere meglio tutto. Suo padre Stefano, di origini siciliane, faceva l’operaio alla Pirelli.






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