Napoli squadra più martellata di sempre. Alziamo la voce: subiamo dal 1860!

Altro giro, altra corsa ma stessa musica nel campionato italico dei disastri arbitrali. Paga ancora il Napoli senza giornali e TV.
Altro giro, altra corsa ma stessa musica nel campionato italico dei disastri arbitrali. Paga ancora il Napoli senza giornali e TV. Dopo lo show della passata stagione, il Napoli è ancora vittima preferita della classe arbitrale italica. Non a caso il Napoli è la squadra più maltrattata della storia del calcio di ogni tempo e luogo. Siamo alla VI giornata e già è successo di tutto nel solito silenzio totale dei media nazionali e nostrani. Fosse successo altrove quanto capitato agli azzurri, avremmo ascoltato ben altre sinfonie e letto ben altri titoloni per settimane intere. Nel silenzio assoluto è passato anche lo scandaloso arbitraggio subito dai partenopei; dopo Rocchi e Valeri, non ci hanno fatto mancare Damato. Tralasciando la rete irregolare subita dal Napoli contro il Milan, non si riesce a comprendere cosa ci sia di più vantaggioso della superiorità numerica e di un rigore da calciare. Qui da noi non ci è consentito nemmeno protestare e le bacchettate sono giunte puntali. Per rafforzare il concetto che vuole il Sud consumatore e mai concorrenziale, ci hanno anche rassicurato che "il campionato va avanti così da 100 anni". Nel secolare funzionamento delle cose, come Raffaele Auriemma ha ricordato, Bergonzi è fermato circa tre mesi per un rigore fischiato contro la Juventus e Damato è subito in campo dopo i fatti di Genoa – Napoli. Solo qualche voce isolata si è levata da Napoli ormai rassegnata a subire di tutto sul piano politico, sociale e calcistico. L'unica verità è sempre quella dei vincitori e mai dei perdenti, costretti ad accettare a priori gli eventi. Pino Aprile spiega bene questo concetto nei suoi libri, facendolo risalire all'invasione subita dal Regno di Napoli nel 1860 e ricorda che la repressione fu talmente violenta che ancora oggi in molti accettano impassibili la condizione subordinata e minoritaria derivata da quell'evento. I bravi Umberto Chiariello, Carlo Alvino e Paolo Del Genio sono sembrati personaggi mitici ed eroici nell'ancora una volta silenzioso panorama mediatico di una città che per cultura, storia e tradizioni millenarie non ha nulla da imparare nel campo dell'informazione. Fu in Napoli che i fratelli Coppola fondarono nel 1759 il primo quotidiano (Diario Notizioso) della Penisola, un secolo dopo che già in Sicilia era stato fondato il periodico Giornale di Messina (1675). Nella sola Napoli del 1860 si editavano circa il 60% di tutti i libri dell'Italia intera; ben altro di quanto si racconta ancora oggi nelle scuole sull'analfabetismo del Meridione.
Vittorino Palestri







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