Napoli, quanti infortuni: la verità è finalmente venuta fuori sbaragliando i luoghi comuni

Il tema degli infortuni è tra i più dibattuti tra i tifosi del Napoli, ma bisogna fare attenzione a non credere alle varie sciocchezze che circolano.
Negli ultimi mesi uno degli argomenti più dibattuti tra i tifosi del Napoli è quello dei "troppi infortuni". In tantissimi chiedono a gran voce il ritorno del Dott. Alfonso De Nicola, ex medico sociale del club, che tanto bene ha fatto nel corso della sua gestione. La verità, però, man mano si è fatta strada sbaragliando i soliti luoghi comuni. Quale verità? Quella che è sotto gli occhi di tutti coloro che masticano un po' di calcio fin dentro le pieghe: è lo staff dei preparatori atletici che deve prevenire gli infortuni in combinato disposto con le indicazioni dei professionisti dell'equipe sanitaria. Il compito dei medici è curare. Un preparatore atletico, giusto per fare un esempio, deve sapere che oltre i mille minuti di partite agonistiche, il rischio infortunio per un calciatore è dietro l'angolo. Ed il caso Lozano, ad esempio, è lampante tra cadute e ricadute.
Per capire se una squadra sta bene, non bisogna guardare i km percorsi in campo dai calciatori, ma il modo di correre, la capacità di arrivare per primi sul pallone, l'elasticità, la fluidità di gamba ecc. ecc. Il benessere di un atleta corrisponde al top della condizione psico-fisica per rendere al meglio in relazione alle proprie capacità in funzione del collettivo. Un medico, per intenderci, non causa infortuni. Un ritorno di De Nicola sarebbe certamente un aspetto positivo visto il professionista che è, ma in passato anche lui avrà sicuramente commesso qualche errore come è normale che sia per tutti. TUTTI. Tra l'altro, lo staff attuale è lo stesso che c'era quando il bravissimo Alfonso era qui a Napoli. Gattuso ed il suo staff, inoltre, hanno avuto gli stessi problemi di infermeria quando erano al Milan. A volte si spinge troppo anche per emergenza. Ci può stare, ma poi bisogna calcolare i rischi. Inoltre c'è il fondamentale lavoro di scarico psicologico, soprattutto di questi tempi in cui si gioca ogni tre giorni. Poi c'è la sfortuna, ovvero la spalla di Osimhen, poi la capocciata sul terreno di gioco, poi la caviglia di Mertens, quindi i casi di Covid. Tanta cattiva sorte e su questo nessuno può avere responsabilità. Ma sui luoghi comuni sì, lì c'è la responsabilità di chi crede alle sciocchezze.








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