Napoli, ora dai fastidio! Mentana, Cruciani, Mancini: Pulcinella è un'altra cosa!

La maschera di Pulcinella subisce una significativa evoluzione trasformandosi in un simbolo universale della napoletanità, di cui incarna l'esuberanza, il virtuosismo mimico e canoro.
Chiariamo subito un aspetto: a noi i piagnistei non sono mai piaciuti. Chiedete a Mazzarri che, anche quando era allenatore del Napoli, veniva continuamente punzecchiato dalla stessa stampa napoletana per questo vezzo per nulla gradevole. Detto questo, teniamo a sottolineare quanto accaduto ieri dopo la partita Napoli-Inter: Mancini, tecnico dei nerazzurri, ai microfoni di Premium si è sfogato con toni abbastanza "dozzinali" e offensivi nei confronti degli ospiti in studio. "Se non sapete dire certe cose, state a casa", il riferimento è alla valutazione del doppio giallo a Nagatomo che, a dirla tutta, ci può stare. Addirittura il tecnico ex City ha accusato Callejon di aver simulato quando ha subito la botta dell'esterno giapponese che si è totalmente disinteressato del pallone. Tutto ciò fa sorridere perchè, quando fu Sarri a lamentarsi per il mancato rigore (per altro netto) contro il Genoa a Marassi, da Ferrero, presidente della Sampdoria, a tanti opinionisti fu un via-vai di lezioni sullo stile, sull'eleganza, sulla sportività ecc. ecc. A Mancini, invece, si può perdonare tutto. E in effetti la colpa è solo della sfortuna e dell'arbitro se l'Inter ha perso al San Paolo; il Napoli, in fondo, ha pochi meriti ed è per puro mazzo in cima alla classifica. Ma si, prendiamola a ridere, tanto nelle varie trasmissioni nazional popolari difficilmente il Napoli verrà trattato con rispetto in senso pieno. Ci sarà sempre qualcosa su cui recriminare. Gli azzurri non sono mica la Juventus, l'Inter o il Milan. Le squadre strisciate avranno sempre un occhio di riguardo, questione di audience e di marketing anche comprensibile. E questo comporta ovviamente un certo fastidio se a strappare i titoli è il Napoli dello sconosciuto Sarri. Non si può mica parlare del Napoli in apertura di trasmissione? E così, quando la classifica (quasi) lo impone, il disagio viene a galla. E dunque, se proprio se ne deve parlare, meglio puntare i fari sui due pali colpiti dall'Inter nel finale: non è il Napoli ad aver vinto, attenzione, è l'Inter che ha perso. Non il Napoli ad essere primo in classifica, ma l'Inter ad aver perso il primato. Ma solo momentaneamente, sia chiaro. Sono aspetti sottili, sottilissimi e non tutti ci fanno caso. Ma si sa, c'è il piagnisteo vero e l'etichetta che si appiccica addosso a chi rileva con serenità i famosi due pesi e due misure. A Tiki Taka lo spettacolo non è stato dei migliori, soprattutto quando Enrico Mentana ha dato, con fare altezzoso e livoroso, del pulcinella a Raffaele Auriemma che invitava lo studio ad avere maggiore rispetto e considerazione per la squadra prima in classifica esortando tutti a parlare di calcio, in particolare della qualità espressa dal collettivo partenopeo. Ne è nato un parapiglia in cui si è tuffato inevitabilmente anche Cruciani. Mentana non conosce evidentemente gli innumerevoli significati che si nascondono dietro Pulcinella e lo stesso Sperandeo, attore presente in studio, ha ricordato bonariamente il valore della famosa maschera. Il punto è che il simpatico artista siciliano, non ha visto la smorfia di Mentana (per nulla tipica di chi fa un complimento, "stia buono, pulcinella") e dunque non ha colto il latente disprezzo nel dare del Pulcinella ad Auriemma. Quell'espressione dell'ex direttore del Tg5 non lasciava spazio ad interpretazioni, indicava i lati poco piacevoli della famosa maschera. Quali? Ecco cosa dice la Treccani in proposito.
Pulcinella. Nota maschera napoletana e una tra le più popolari italiane (v. fig.). S. Fiorillo, ritenuto inventore del tipo, lo tratteggiava gobbo e allampanato, con camiciotto e calzoni bianchi da facchino, spatola alla cinta, cappello bicorno, baffi e barba: ma già alla fine del Seicento il volto di Pulcinella è pulito e il cappello s'è fatto a pan di zucchero. Quanto al nome, chi lo vuole suggerito dalla voce chioccia o dal naso a becco (piccolo pulcino), chi lo dice corruzione di un cognome molto in voga nella regione: Pulcinello o Polsinelli. Pigro, vorace, perennemente affamato, opportunista, sfrontato, chiacchierone, bastonatore spesso bastonato, Pulcinella è la personificazione comica dell'abbandono popolaresco a tutti gli istinti. Ma col tempo la maschera subisce una significativa evoluzione trasformandosi in un simbolo universale della napoletanità, di cui incarna l'esuberanza, il virtuosismo mimico e canoro, lo spirito ironico, canagliesco e generoso, la filosofia pratica e disincantata.
Ci sarebbe tanto da aggiungere sull'universo che Pulcinella rappresenta. Vi consigliamo il film "Carosello napoletano" e segnaliamo che sul feretro di un grande del teatro come Luca De Filippo, scomparso pochi giorni fa, c'era una maschera di Pulcinella. E non crediamo si volesse offendere la memoria del figlio di Eduardo. Intanto fate voi, se non avete di meglio da fare riguardate le immagini del battibecco e dite la vostra. Mentana dava del Pulcinella ad Auriemma con l'intenzione di fare un complimento? Non crediamo. La solita semplificazione che scade nell'offesa usa e getta, spia della latente antipatia verso Napoli, o della finta simpatia quando serve.
Luca Cirillo
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