Morte Garella, Marra: "Aveva qualcosa di speciale che si scopre solo alla fine"

La scomparsa di Claudio Garella ha lasciato un segno indelebile nel cuore di tutti i tifosi e agli appassionati di calcio.
La morte di Garella ha lasciato sgomento tutto il mondo del calcio ed i suoi appassionati. Bruno Marra, giornalista e scrittore partenopeo, attraverso un post molto sentito, ricorda la figura dell'ex portiere del Napoli scomparso oggi: "Nel calcio di oggi dicono che i portieri devono saper usare i piedi. Lui coi piedi ci parava. Toglieva la palla dalla porta in ogni modo fosse possibile, inventando uno stile irripetibile e un soprannome da supereroe mascherato: Garellik. Eppure Claudio Garella non si è mai travestito da Mito, non ha giocato fino a 40 anni".
Inoltre, aggiunge: "Non è mai andato in Nazionale, non ha mai rapito le prime pagine delle copertine patinate. Era semplicemente l’elogio della normalità, un omone della porta accanto che ti dava l’idea di protezione con un sorriso rassicurante e uno sguardo da fratello maggiore sempre proteso all’orizzonte".
"Dicevano che era goffo e scomposto, ma come i giganti buoni delle favole aveva qualcosa di speciale che si scopre solo alla fine. Un soffio di cielo che gli attraversava l’animo, perché ha vinto liddove nessuno ci era ancora mai riuscito. A Verona nel 1985, a Napoli nel 1987. Due scudetti affidati alla leggenda e alla solitudine di un numero primo. Sgraziato e Divino. Insuperabile come il destino". Ha concluso Marra.








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