Moggi: "Napoli e la solita paura. Pino Daniele, i pianti, Maradona e lo striscione"

L'ex dirigente di Napoli e Juventus, Luciano Moggi fa il punto della situazione in vista del big match di sabato prossimo a Torino.
L'ex dirigente di Napoli e Juventus, Luciano Moggi fa il punto della situazione in vista del big match di sabato prossimo. Questo il suo pensiero affidato alle colonne del quotidiano Libero: "La paura di dire 'scudetto'. Sul Golfo il calcio significa vita. Finalmente siamo arrivati allo scontro diretto tra le due squadre migliori del campionato che, dopo una partenza a ritmi lenti, hanno ingranato una marcia superiore seminando gli avversari. È la settimana in cui Napoli sogna, non puoi uscire di casa che subito ti raggiunge la domanda del primo incontrato, e non fa niente se è la prima volta che ti vede: 'Lo vinciamo questo campionato?'. La risposta non può essere che: 'Speriamo',senza spiegare per chi effettivamente speri ma all'interlocutore va già bene così e se ne va con il pensiero fisso di vedere il pallone rotolare nella porta bianconera: e non importa chi ce lo metta. È bello toccare con mano questi sentimenti in una città che vive di pane e calcio, dove i tifosi tirano la cinghia ma allo stadio devono andare perchè è lì che possono esprimere la loro gioia cantando le imprese dei propri beniamini: per loro è come essere in un altro mondo, riescono a dimenticare anche le difficoltà della vita quotidiana, che si riaccendono soltanto con i ritorni a casa, tristi per tanti. Solo la speranza che il Napoli possa vincere scaccia le ombre dal loro cuore. Quando allo stadio si intonano le note delle canzoni di Pino Daniele, vedi la gente piangere perchè canta Napoli e Napoli per loro è la vita, sono lacrime genuine di gente che vede nel musicista scomparso l'icona della propria amata terra. Quando poi gli atleti escono dagli spogliatoi è un'esplosione di gioia:l'azzurro delle maglie, come il cielo di questa città, riesce a trasformare le lacrime in canti di incitamento: è come se esistesse un'altra vita, almeno per novanta minuti. Il folklore è la loro forza innata, chi vi scrive ha avuto la fortuna di vivere e far vivere momenti di gioia al popolo napoletano e dopo un campionato vinto ha avuto la sorpresa di vedere nel cimitero cittadino una grandissimo striscione che così recitava 'Che ve siete persi!'. Quasi a voler coinvolgere nella gioia anche i defunti che non avevano potuto assistere alle imprese di Maradona & C. Questa è Napoli, questi i suoi tifosi che sognano,che sono già mentalmente in partita quando mancano ancora tre giorni: non si fa altro che parlare di formazioni, tattiche,arbitri. Si sentono tutti coinvolti, tutti dirigenti e allenatori. A Torino si vive un'altra atmosfera, l'avvicinamento alla partita rientra come sempre nella normalità, c'è più abitudine ai grandi traguardi ma non c'è assolutamente assuefazione. La Juve ha sempre uguale voglia di vincere come se fosse il primo scudetto ed è cosciente della propria forza, impressa nel DNA. I tifosi aspettano la partita quasi incuriositi, ovviamente con la speranza di poter prevalere ma il pensiero è rivolto più verso il sogno proibito della Champions (sfuggita per un soffio)e verso Max Allegri, per paura che non voglia restare, lui che all'inizio ha dovuto superare anche la contestazione di tanti che non lo ritenevano in grado di sostituire Antonio Conte. Ci si domanda magari se la partita sarà decisiva: difficile dare una risposta mancando 14 giornate. Si può supporre il campionato ancora aperto in caso di successo della Juve o pareggio, meno in caso di vittoria del Napoli che porterebbe il vantaggio a 5 punti, difficili da recuperare".







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