Mazzone e il suo Napoli: "Questa squadra non la salva nemmeno San Gennaro"
Carlo Mazzone durante l'esperienza napoletana non riuscģ a portare la squadra sui livelli che sperava e diede le dimissioni rinunciando ai soldi.

La stagione del Napoli 1997-1998 iniziò male e finì peggio con la retrocessione in Serie B con il minimo storico di punti in campionato. Esordio in campionato all’Olimpico con la Lazio, Mutti sceglie un coraggioso 5-3-2: Taglialatela, Ayala, Baldini, Prunier (93′ Sbrizzo), Sergio, Crasson, Goretti (73′ Scarlato), Rossitto, Longo, Protti, Bellucci (89′ M.Esposito). A disposizione: Di Fusco, Facci, Altomare, Panarelli. Peggiore in campo il difensore transalpino Prunier, con un passato al Manchester United. Il giudizio delle cronache dell’epoca è unanime: “forte e statico come una quercia”. Dopo le prime cinque uscite, il Napoli raggranella quattro punti.
Si decide per l’esonero ed arriva il compianto Carlo Mazzone. Con il maestro c’è Giuseppe Giannini, richiamato in fretta e in furia dallo Sturm Graz per dare una mano ad una squadra in disarmo: “Non viene a fare la prima donna”, precisa l’allenatore romano, in carica per quaranta giorni. Quattro sconfitte consecutive e un sussulto in coppa Italia, contro la Lazio.
Dopo il quattro zero all’andata, il Napoli vince al San paolo tre a zero, con il Principe tra i marcatori. Mazzone si dimette dopo la sconfitta di Lecce, lasciando ai posteri una profezia destinata ad avverarsi: “Questa squadra non la salva nemmeno San Gennaro”. Quella squadra cambiò altri allenatori nel corso della stagione, ma retrocesse con il minimo storico di punti in quell'annata da dimenticare.








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