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"Maradona: sogno benedetto", l'autogol di Amazon Prime su Napoli


Maurizio Zaccone,
Pubblicato nella sezione Altre notizie
Maradona: sogno benedetto, l'autogol di Amazon Prime su Napoli

La serie distribuita da Amazon Prime su Diego Armando Maradona ha dipinto a tinte fosche il periodo napoletano del Pibe de Oro. Maurizio Zaccone ne parla nel suo editoriale per AreaNapoli.it.


"Maradona: sogno benedetto". E’ il titolo della nota serie distribuita da Amazon Prime in 240 paesi. La prima serie dedicata a Maradona. Racconta la storia della sua vita, e di quello che gli stava intorno. Le storie si conoscono così; se non le hai vissute, se non te le hanno ben raccontate, le conosci con le riduzioni televisive. E così spesso restano nella memoria; così possono essere tramandate. Da oggi la storia a Napoli di Diego (episodio 6), è stata riscritta, in modo becero. E non mi riferisco alla mole enorme di incongruenze e inesattezze dei contesti. Non è lo stadio San Paolo del 1984 con i seggiolini e gli striscioni delle Universiadi del 2020; non è Bruscolotti attaccante. Nemmeno la punizione epica alla Juve collocata al Delle Alpi e non al San Paolo. Quelli sono dettagli effettivamente indicativi della superficialità della ricostruzione storica, ma che non pesano troppo rispetto ad altro.

E “l’altro” è la storia intorno. 

E’ Ferlaino che si reca in banca a chiedere un aumento del prestito e trova il Sindaco di Napoli che conta i soldi; dentro la banca.

Che gli dice che se non arriva Maradona lo impiccano. Non Carmine (Giuliano), ma i napoletani stessi. Prima indicazione della presenza della camorra dell’operazione. 

E la camorra è ovunque. Quando Diego viene presentato all stadio e il giornalista francese Alain Chaillot parlò di soldi della camorra, la scena è riportata fedelmente. Con Ferlaino che difende il buon nome della città, che non nega fenomeni criminali ma parla anche di polizia attenta. 

Solo che ci aggiungono che il cronista devono nasconderlo nel bagagliaio dell’auto per farlo fuggire perché i camorristi sono all’interno dello stadio, già lo stanno cercando.

La città, che di certo non era Ginevra, descritta come Kabul. La “benedizione” di Ferlaino a Maradona nello spogliatoio, quasi un rito iniziatico criminale.

Le “raccomandazioni”: tu pensa a vincere e non ti succederà niente.

Magliette, sciarpe, gadget, tutto il merchandising gestito dalla camorra. 

Chi l’ha vissuta quell’epoca sa bene che diritti d’immagine, copyright e via dicendo erano ancora discipline poco normate e spesso aggirate. Ovunque.

A Napoli effettivamente si vendeva di tutto nel nome di Maradona: un’esplosione d’amore che generò anche un’economia popolare. Fotografie, magliette, bandiere, sciarpe, parrucche.

Bancarelle ovunque. Abusive, certo.

Diego a suo tempo chiarì, in una bella intervista a Minà, di come fosse felice di essere d’aiuto a chi si “inventava la vita”. Quello che non avrebbe sopportato era solo che il miliardario si facesse più miliardario con Maradona.

Ma nella serie tv si vede solo una regia criminale dietro tutto. Il clan di Giuliano che produce tutto il materiale e che fa capire al manager di Diego che deve farsi gli affari suoi.

Non c’è spazio per il sentimento popolare. Per la brava gente. Per la speranza di riscatto del popolo. Per la gioia. Per tante piccole storie in quella storia che raccontano le difficoltà e le criticità di una città e la voglia di uscirne. Quelle emozioni vivono solo nei ricordi di chi c’era e che oralmente cerca di tramandare. 

Quando non sarà più possibile, resteranno le pellicole cinematografiche a dirci che la speranza, da queste parti, non può esistere.

Non finirò di seguirla questa serie. Non mi serve.

Spero solo non ci incappi mio figlio che fortunatamente l’ha snobbata d’istinto. Per lui i racconti del padre e del nonno hanno ancora più valore, più forza emotiva.

Quando si decide di raccontare un fenomeno popolare, qualunque esso sia, prima di scriverlo devi “leggerlo”. Leggerlo nelle parole, nei ricordi, nelle emozioni di chi l’ha vissuto. 

Devi vederlo con gli occhi degli altri, non con i tuoi. Devi osservarlo senza giudicarlo.

E provare a raccontarlo senza reinterpretarlo. Calandolo senza dubbio nel suo contesto; senza negare nessuna ombra, ma non dimenticando le luci.

Agli sceneggiatori della serie e al regista partenopeo di questo episodio (che non so quanto potesse incidere in una narrazione scritta da altri) questo lavoro non è riuscito.

Volevano raccontare la storia di Maradona e dei suoi gol. Hanno prodotto solo un autogol.


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