E tutto diventò possibile

Sono trascorsi 36 anni dalla meravigliosa punizione realizzata da Maradona contro la Juventus. Maurizio Zaccone per AreaNapoli.it ripercorre quella giornata e il suo significato.
Era una piovosa domenica, il 3 novembre 1985, 36 anni fa. Avevo 11 anni. C’era Napoli-Juventus. Era sempre stata una partita speciale, perché ci sono due modi per vincere; quello sul lungo tratto e quello sul breve. E visto che di campionati non ne avevamo vinto nemmeno uno, le speranze si depositavano sempre nei 90 minuti, dove puoi sempre provare a dire la tua, comunque vada a finire il campionato. Poter dire di aver battuto i più forti. Non avevo memoria di una vittoria con la Juve perché l’ultima in Serie A risaliva a prima che fossi nato; 14 ottobre 1973. Nei 23 incontri successivi il Napoli aveva pareggiato 9 volte e perso 14. Solo una vittoria in Coppa Italia nel 1978, con un super Savoldi.
Quello che mi sorprendeva sempre, però, era l’entusiasmo che avvolgeva questi match; mai disincanto, mai paura, mai atteggiamento razionale. Non vincevamo mai ma c’era sempre l’idea che la vittoria fosse solo rimandata.
Solo che stavolta c’era Maradona. E Diego non era qui a pettinare le bambole. Lui voleva vincere sempre, come noi.
Io non c’ero allo stadio. Era un privilegio che mi toccava di tanto in tanto, quando uno dei miei due zii abbonati mi portava con loro o quando trovavo uno zio adottivo fuori lo stadio che riusciva a farmi entrare. Per il resto erano quasi sempre gli ultimi 5 minuti, quando si aprivano i cancelli, una parte del pubblico usciva per non restare imbottigliato nel traffico e una marea di ragazzini come me entrava. E quante emozioni in quegli ultimi 5 minuti.
Quella volta, non so perché, non ci andai. La seguii nella modalità standard per l’epoca: con la radiolina. Una sola voce che doveva spiegarti tutto. E tutti incollati lì. Seguire un gol in diretta era raro perché la trasmissione (Tutto il calcio minuto per minuto) prevedeva collegamenti da tutti i campi. Erano poi gli inviati ad interrompere in caso di gol.
Verso il 70° la linea era a Napoli e seguimmo in diretta il fallo di Scirea a Bertoni, la punizione a 2 in area, Pecci che la passa a Maradona e poi l’urlo: “reteeee”.
“Magnifico calcio di punizione” disse Enrico Ameri. Altro non ci fu dato sapere.
Quel gol bastò per vincere la partita.
Fummo tutti pervasi da un senso di liberazione oltre che di gioia irrefrenabile. L’idea che tutto fosse possibile.
Non fu affatto una gioia inaspettata, ma solo lungamente attesa; perché si percepiva la consapevolezza, irrazionale, che prima o poi sarebbe dovuto succedere. Questa sensazione mi è sempre piaciuta da morire; l’idea di sentirsi predestinati a vincere pur non avendo vinto mai nulla.
Dopo la radio si attendevano i reduci dallo stadio; i privilegiati che erano stati spettatori dell’impresa. Ci parlavano di un gol stellare, impossibile. Nessuno dubitava.
Ora però quel gol volevamo vederlo.
E per le immagini bisognava attendere le 18,30, quando andava in onda 90° minuto.
Tutti attorno al tavolo per ascoltare Luigi Necco invitato da Paolo Valenti a spiegarci cos’era successo. Un sorriso sulle labbra incollato impossibile da levare.
E finalmente entrò in tutte le case quel capolavoro di balistica. Un gol che sfidò le leggi della fisica e che non deluse le aspettative generate da chi l’aveva raccontato qualche ora prima.
Resto convinto che, come tutti i colpi di genio, fu pienamente apprezzato solo nel tempo. Perché anche alla Domenica Sportiva, la sera, si raccontò del Napoli vincente ma poco e niente di che tipo di gol fu realizzato.
Succede spesso con i capolavori; li apprezzi meglio nel tempo. Rivedendoli.
Quella palla, con quella traiettoria impossibile, ci rivelò proprio questo: che l’impossibile poteva essere possibile. Quella sensazione di poter vincere divenne una certezza. Era possibile ora.
Era possibile battere la Juve. Era possibile vincere il campionato. Era possibile tutto.
Faccio rivedere spesso quel gol a mio figlio piccolo; con tutta la storia raccontata vicino.
Perché il calcio è sogno; e per sognare devi pensare che tutto è possibile.
Noi, quel giorno, ne avemmo certezza.








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