Napoli, il Napoli e la macchina della felicità che non poteva fermarsi

Diego Armando Maradona ieri ha compiuto 60. Fa fatica a camminare e a tenere la schiena dritta.
Nelle scorse ore abbiamo vissuto, a Napoli e in ogni angolo del mondo dove aleggia la parola di D10s, un'esplosione di gioia, una voglia irrefrenabile di festeggiare con toni tipicamente natalizi e fuochi d'artifici come se fosse capodanno. Milioni di utenti hanno riversato sui vari social l'amore e la riconoscenza allo scoccare della mezzanotte tra il 29 e il 30 ottobre: tra un brindisi e l'altro, tanti messaggi di auguri hanno segnato la staffetta tra il vecchio e il nuovo anno maradoniano. Qualcuno, istintivamente, ha anche lamentato un sovraccarico di linea. In realtà è stata l'emozione. Diego Armando Maradona ha spento 60 candeline e nessun lockdown, nessun virus ha potuto imporre mascherine a quei cuori con licenza di viaggiare ovunque nei ricordi, senza posti di blocco o limitazioni, per omaggiare il più grande artista del pallone di tutti i tempi. Supplementari compresi. Oggi lo abbiamo visto in un video mentre entrava sul campo del Gimnasia La Plata, squadra che allena: tutto intorno cori e fuochi d'artificio mentre lui, l'eroe Maradona, faceva fatica a camminare e a tenere la schiena dritta. Diego ha seri problemi alle ginocchia. E vengono in mente le tante, forse troppe volte, che ha dovuto giocare per forza, grazie alle infiltrazioni, per non fermare quella strabiliante macchina della felicità. Napoli, i napoletani, ma anche l'Argentina, non potevano permettersi il lusso di non vedere all'opera il più grande calciatore di tutti i tempi. Oggi, purtroppo, ne paga - lui e soltanto lui - le conseguenze. Non è il solo, anche Batistuta vive oggi un'esperienza simile a Diego. Maradona è sempre stato un uomo generoso, non si è mai risparmiato. A proposito dei suoi problemi fisici, Diego di recente ha detto: "Se penso di fare una corsa, uno scatto, beh, allora mi sembrano tanti. Ma so di chi è la colpa: di tutto quel cortisone che per anni e anni mi è entrato nella schiena, nelle ginocchia e nelle caviglie per essere in campo sempre e comunque. Perché la gente così voleva; perché? Lo pretendevano gli incassi; perché vincere ad ogni costo una partita era l’unica cosa che contava. Ma sia chiaro: non maledico quei tempi".
Ho avuto la fortuna di ammirarlo allo stadio, da bambino: a noi mocciosi dell'epoca ha fatto toccare con mano la magia. E lui, da argentino, ci ha insegnato l'appartenenza. Sono tanti i miracoli che gli vengono attribuiti, sono infinite le leggende popolari che lo vedono protagonista. In realtà Maradona non esiste, non è mai esistito e mai esisterà: è un'illusione non solo ottica. E' la parte più tremendamente dantesca di tutti noi: è Dio che scrive la Divina Commedia servendosi di Dante o Dante è proprio Dio che si diverte a proiettare tutto sbriciolando Kubrick, Bergman, Truffaut, Capra, un po' di Fellini, Risi, Welles e Leone? Tra duemila anni nessuno potrà dire se Maradona sia davvero passato su questa terra. Dovrà credere alle immagini, ai video. Ma non basterà. I complottisti negheranno ribadendo che anche gli americani non sono mai sbarcati sulla luna. Mentre le menti illuminate continueranno ad insistere sul "sentire" più che "vedere e toccare". Maradona o lo senti, e ti basta, o non lo vedi nemmeno. Io l'ho visto allo stadio, dal vivo. L'ho visto dappertutto, nei sogni. L'ho visto a pochi metri da me e gli ho fatto anche una domanda sui suoi sogni e su Massimo Troisi. E di lui ho visto anche le impronte a Montecarlo mentre ad un palmo dal mio naso sfilavano Pelè, Cantona, Matthaus, Baresi, Dunga, Ibrahimovic e tanti altri fenomeni. Eppure quelle impronte mi attirarono di più. Vibrazioni. Maradona si è distrutto, si è frantumato in mille pezzi per dare qualcosa di sè a chiunque. Ma nelle crepe di quella distruzione abbiamo letto Leopardi, Baudelaire, Carducci, Neruda, Alda Merini, Prevert, Catullo e Hugo. E abbiamo visto pure i film di Pasolini e Kurosawa. Gli chiesi quale fosse il suo sogno nel corso di una conferenza stampa a Napoli. Era il 2013, febbraio. Aveva 52 anni: mi disse - spinto dalla solita ed invadente folla - che era "allenare il Napoli, ma ora c'è Massarri. Se poi va via, eccomi". E alzò la mano per ribadire la sua presenza-assenza, perché fondamentalmente è il Carmelo Bene del calcio. Io intendevo il sogno di uomo. E lui cancellò se stesso dalla risposta per dare ancora una volta spazio ai bi-sogni dei napoletani. Un uomo altruista è così: si annulla quasi del tutto, non esiste. Auguri Maradona, altri tremila compleanni: che tu possa ricomporti almeno per un attimo per pensare solo a te, alla tua schiena, alle tua ginocchia. Un attimo soltanto. Per poi esplodere ancora spargendo frammenti e cristalli: l'umanità ha bisogno di doni e di favole meravigliose, brutte, esaltanti, sporche e cattive. Intanto riguardati, Diego.
Luca Cirillo








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