Napoli, la visita segreta di Maradona al carcere minorile Filangieri: "Non voglio giornalisti"

Il fuoriclasse argentino nel 1984 visitò il carcere minorile Filangieri di Napoli. Un incontro lontano dai riflettori della stampa. Oggi quel penitenziario è la sede dello "Scugnizzo Liberato"
Napoli 1984, Diego Armando Maradona da poco era sbarcato all'ombra del Vesuvio, il capoluogo partenopeo impazzì per il suo arrivo, in ogni strada e vicolo non si parlava di altro. Il Pibe de Oro fu travolto da un affetto travolgente e per certi versi inaspettato, proveniva da Barcellona, dove fu trattato in modo superficiale e quasi denigratorio, ma Napoli era tutt'altra cosa. Diego fin da subito volle conoscere bene la città, oltre alla sue bellezze, il Pibe era interessato a conoscere anche luoghi meno belli e sicuramente meno fortunati come il carcere minorile Filangieri.
Come raccolto da AreaNapoli.it era il mese di Ottobre del 1984 quando Maradona accompagnato da un taxi arrivò nel penitenziario (oggi sede dell'associazione denominata "Scugnizzo Liberato") Diego accettò la visita a patto che non ci fosse stampa al seguito, voleva dedicarsi soli agli scugnizzi, grandissima fu l'accoglienza da parte dei tantissimi giovani, alcuni giovanissimi, che dedicarono cori all'indirizzo del campione. Il fuoriclasse argentino si emozionò molto per l'accoglienza e giurò ai ragazzi che avrebbe fatto di tutto per far vincere lo scudetto al Napoli e regalare una gioia a loro.
Alcuni dettagli di quella giornata vengono raccontati dalla pagina Facebook dello "Scugnizzo Liberato". "Diego passò una mattinata nel carcere minorile Filangieri, nel complesso che oggi è lo Scugnizzo Liberato. Senza stampa né cerimonie, era andato per “consegnare” ai ragazzi una delibera di finanziamenti regionali per il carcere, poi si era fermato a giocare a pallone con loro. Immaginate cosa può significare per dei ragazzi tagliati fuori da tutto toccare con mano Maradona, passare del tempo con lui e realizzare che qualcuno come lui, in quel mondo che sembra averli dimenticati, ha un pensiero e un sorriso per loro. Diego in fondo era anche lui uno scugnizzo, riscattato grazie al calcio. Guardare lui, per tutti i niños che anche nel cortile quel carcere spendevano ore inseguendo un pallone, poteva significare guardare negli occhi la possibilità di un futuro diverso".







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