Lavezzi, il "piccolo Maradona" che fece sognare Napoli e prese a pallonate Allegri

L'ex attaccante del Napoli, Ezequiel Lavezzi, ha detto addio al calcio giocato. Il Pocho è ancora un idolo per tanti tifosi azzurri per i suoi trascorsi in Campania.
Il giornalista Andrea Sereni, nel suo editoriale per calciomercato.com, ha fatto un focus su Ezequiel Lavezzi: "Il Pocho si ritira, e con lui il Napoli saluta l’uomo che più si è avvicinato, nel sentimento popolare, al ricordo immortale di Diego Maradona. L’argentino, e come poteva essere altrimenti, è il simbolo del rinascimento partenopeo post fallimento, colui che ha restituito a una città la voglia di sognare. Trasandato, con un po’ di pancetta, i capelli lunghi, schiacciati in testa: quando è arrivato, nell’estate del 2007, più che il nuovo messia sembrava un mancato elettricista prestato al pallone. Eppure era lui (insieme a un altro giovane di belle speranze, Hamsik) il colpo del nuovo Napoli di De Laurentiis, tornato in Serie A dopo il fallimento".
Sereni ha poi aggiunto: "Dal 2007 al 2012, 5 anni di metamorfosi. Pierpaolo Marino lo portò al Napoli dal San Lorenzo, 22enne, dopo una breve parentesi al Genoa. Numero 7 indosso, e via con accelerazioni brucianti, dribbling e serpentine. Schizofrenico nella sua andatura caracollante, poco fluido ma urticante. Primo passo letale, nessuno teneva i suoi strappi. Una forza della natura ed insieme un funambolo, zigzagante enigma per qualunque difesa. I gol non sono stati tanti, ma sempre decisivi, mai banali. Ma è il Lavezzi “tifoso” che ha conquistato un’intera città. La rabbiosa pallonata rifilata a Max Allegri, che provava a perdere tempo con il suo Cagliari in vantaggio al 90’ inoltrato, respira tifo, urla appartenenza, esalta e avvicina i tifosi. Che festeggiano con lui, espulso ma affacciato dall’ingresso degli spogliatoi, al gol del 3-3 all’ultimo istante di Bogliacino. Era il 2009, il Pocho si era già laureato campione olimpico con l’Argentina, un’estate prima".







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