La vera storia del Murales di Maradona. Tutto iniziò da due persone
La storia del Murales nei Quartieri Spagnoli dedicato a Diego Armando Maradona. L'idea di questa opera parte da lontano.

Oggi ricorre il terzo anniversario della morte di Diego Armando Maradona, l'invincibile eroe dei napoletani. Nella città partenopea c'è un famoso luogo di culto legato al ricordo del calciatore argentino, il famoso Murales nel cuore dei Quartieri Spagnoli. Quando è nato il Murales sul Pibe de oro? Fanpage ne racconta la storia. "Lo vogliono due persone dopo il secondo scudetto del Napoli. Uno si chiama Esposito. Oggi è don Antonio, ma un tempo era solo Bostik, capo ultras della frangia delle “Teste Matte” . L’altro è Mario Filardi, ragazzo dei Quartieri che sa dipingere. Bostik fa una colletta in mezzo ai vicoli, dove tutti tifano azzurro, viene montato un cantiere traballante davanti al muro scrostato e Mario inizia a dipingere, avendo come unico riferimento una piccola foto di Diego Armando, in cui è con la maglia azzurra nell’atto di correre veloce come una scheggia, con la palla al piede".
Poi ancora: "Al lavoro partecipa tutto il quartiere: chi porta la vernice, chi monta l’impalcatura, chi prepara ‘a marenna per Mario. Intense e interminabili ore di lavoro: Mario Filardi è stravolto ma il murale è pronto. La faccia di Maradona sembra quella di un supereroe, i lineamenti sono stilizzati. Alla gente piace".
"Il tempo passa. Diego va via da Napoli e c’è un momento in cui il suo ricordo fa male. Il grosso Maradona di Filardi quasi come se lo avvertisse, perde pezzi, si scolorisce. Diventa un’ombra, così come lo è la vita di Maradona divorato dalla cocaina e dalle polemiche".
"È nel 2016 – pensate quanti anni dopo! – che un altro ragazzo del quartiere, Salvatore Iodice, un falegname, decide di fare una nuova colletta di quartiere per restaurare il murale di Diego. L’azzurro torna azzurro, la faccia è sempre quella da fumetto".
"L’anno dopo ci penserà lo street artist argentino Francisco Bosoletti a dare a quel volto i tratti che conosciamo ora: quelli di una delle opere di strada più fotografate d’Europa. Il pomeriggio del 25 novembre 2020, quando in Italia si diffonde la notizia della morte di Diego sono due i posti di Napoli in cui i tifosi iniziano il pellegrinaggio deponendo fiori, foto, bandiere, sciarpe, affidando al dio del calcio una preghiera".
"I due posti sono lo stadio San Paolo che di lì a poco sarebbe stato ribattezzato e il murale dei quartieri spagnoli. È una scena surreale: d’inverno la notte cala presto e nei vicoli si fa tutto scuro subito. Un solo posto dei Quartieri è illuminato: è il murale, dove si accendono, lumini di chiesa e luci di cellulari. È questa la veglia funebre di Napoli che ha scelto di seppellire il suo campione fra i vicoli. Quella notte un gruppo di argentini in vacanza in città chiede alla gente dov’è "il volto di Diego" . E vengono accompagnati al largo Maradona per pregare. Come fossero ad una camera ardente. Inizia tutto così", termina l'articolo.
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