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LA STORIA DI TRE UOMINI - L'esercito di Franceschiello contro l'esercito del Buffon-ciello


Domenico Serra,
Pubblicato nella sezione Altre notizie
LA STORIA DI TRE UOMINI - L'esercito di Franceschiello contro l'esercito del Buffon-ciello

Nuovo editoriale di Domenico Serra in merito alle dichiarazioni di Buffon: "Finalmente siamo una squadra vera, non più quella degli ultimi due anni che sembrava l'Esercito di Franceschiello".


La storia personale racconta di tre uomini, lontani e vicini al calcio: Marco, Francesco e Gianluigi.


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"Marco è il nostro primo uomo. Ha un appartamento a Napoli, nella zona Chiaia. Ha in camera un disordine terribilie: una gigantografia di Tacconi sovrasta Laudrup e Platini, gagliardetti trentennali dominano la scena, tra foto di Sivori e Zoff. Mentre una triquetra di piombo su una mensola, attira la mia attenzione, Marco mi guarda mostrandomi le sue guance: coperta la destra da indice e medio, coperta la seconda da indice; simboleggia i risultati opposti e medesimi di Napoli e Juventus di quest'ultima giornata. Marco ha le idee molto confuse. Storiche, culturali e sportive, ma la fede sportiva è spesso veicolata dall'infanzia. Che brutta infanzia avrà avuto Marco".


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"Francesco Saverio Vincenzo de Paola Nitti, è il nostro secondo uomo. Nel 1903, nella sua "Scienze delle Finanze", descrive la distribuzione delle monete d'oro al momento della nascita dell'unità d'Italia: dei 668 milioni totali, 443.2 erano del Regno delle due Sicilie. Sufficiente per spiegare molta della storia degli indebitati Savoia".

Chissà quanto di quei 70 miliardi di lire lordi più Bachini, furono investiti nel 2001, per comprare Gianluigi Buffon.

"Gianluigi è proprio il nostro terzo uomo. Leggero prognatismo, diplomi acquistati perché incapace di prenderseli; è il portiere della storia d'Italia, ma inferiore al Dino di ieri e al Morgan di oggi. Elargisce dichiarazioni sull'esercito di Franceschiello, meglio noto come Francesco II, Re del Regno delle due Sicilie, come se fosse uno storico. Figuraccia nascosta dalla tv, quanto dai libri di storia, almeno quasi tutti".

Mi ritrovo qui, prima di Bayern Monaco – Napoli, a cadere nel tranello dei Savoia bianconeri, di un esercito corrotto, ma soprattutto di una squadra che ha una fottuta paura di scendere qui a Napoli, rischiando di crollare nel baratro di vecchie sconfitte. Ci sono forme d'odio calcistiche impronunciabili, altre inspiegabili, quella tra Napoli e Juventus è infinita. Forse dovrebbero restare tali; e invece il confine storico viene spesso infranto, ci si dimentica che il calcio dovrebbe restare nei suoi ranghi: c'è gente miliardaria e completamente analfabeta che per tutta la sua vita non ha fatto altro che studiare i movimenti di un pallone.

Oggi un calciatore ha un immenso potere economico, impensabile quanto tanta ricchezza sia sprecata in menti così frivole.

Sarà una partita fondamentale per comprendere il futuro juventino, ma non di certo il futuro del Napoli.

Ma noi tifosi dobbiamo accettare le decisioni di una società sana, anche quando vince, anche quando perde, perché sta scrivendo il futuro. Sarà, per tornare a parlare di calcio, la partita di Quagliarella e Pazienza, fuggiti per ragioni diverse e di paure diverse, chi da Napoli, chi dal Napoli. Posso solo augurarmi che la Juventus esca dal San Paolo imbattuta, perché in quel caso, più che esercito di Franceschiello, rischierebbe di diventare l'ennesimo esercito di Buffon-cielli e quello, sugli almanacchi sportivi, sono anni che lo possiamo leggere…


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