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Juventus, inchiesta e arresti: gli ultrà sapevano! Arriva un altro inquietante passaggio


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Juventus, inchiesta e arresti: gli ultrà sapevano! Arriva un altro inquietante passaggio

L'edizione online del giornale sportivo ha messo in evidenza l'inchiesta che ha portato all'arresto di diversi ultrà della Juventus.


Una constatazione, semplice ma inquietante: lascerebbe quasi pensare che gli ultrà sapessero di essere indagati. E per un preciso reato: l’estorsione alla società Juventus. L’inchiesta “Last Banner”, che ha travolto la curva bianconera con dodici misure cautelari, si arricchisce di un altro passaggio. Come riporta Gazzetta.it, l’episodio dell’incontro a luglio scorso tra il security manager della Juventus, Alessandro D’Angelo, e il temuto capo dei Drughi, Dino Mocciola, ora in carcere, era già presente nell’ordinanza firmata dal Gip, Rosanna Croce.


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Nel dettaglio, l’ultrà premeva per ottenere un numero superiore di biglietti per la Champions. E per dissuadere la Juve da possibili denunce “per estorsione” (cosa che era effettivamente accaduta in gran segreto un anno prima), minacciava di presentare documenti scottanti su Ciccio Bucci, ex tifoso Juve diventato collaboratore del club (ma anche dei Servizi segreti) e morto in circostanze misteriose nel luglio del 2016. Ecco, quindi, confluita negli atti dell’inchiesta, l’aggiunta significativa di D’Angelo, entrato subito alla Digos per raccontare il fatto, l’8 luglio di quest’anno: “Mi ha molto colpito il fatto che Mocciola mi abbia proprio parlato di ‘estorsione’. Quasi che sia a conoscenza di quello che sta succedendo...”. E cosa stava accadendo? Un’indagine di polizia nata da una denuncia dei bianconeri, spinta anche dalla Questura di Torino.


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