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"Italia-Svizzera, quando il CT mise fuori l'asso del Napoli e fece entrare Meazza"


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Italia-Svizzera, quando il CT mise fuori l'asso del Napoli e fece entrare Meazza

Era il 1930, l'allora commissario tecnico della nazionale italiana decise di inserire in squadra un giovanissimo calciatore al posto di un idolo dei napoletani.


Sulla seguitissima pagina di facebook "Romanzo Calcistico", che conta oltre mezzo milione di followers, viene ricordata una scelta di Vittorio Pozzo, ex CT della nazionale italiana. Ecco quanto si legge: "Roma, 9 febbraio 1930, vigilia di Italia - Svizzera, match amichevole in preparazione alla coppa Internazionale (precursore dei campionati europei). All’annuncio delle formazioni, l’allora commissario tecnico Vittorio Pozzo stupisce tutti: fuori l’asso del Napoli Attila Sallustro, dentro Giuseppe Meazza, che non ha neppure vent’anni ma sta già strabiliando i Navigli con la maglia dell’Ambrosiana. Raccontano che da Napoli partì un centinaio di tifosi pro-Sallustro intenzionati a contestare Pozzo e il ragazzino che aveva rubato il posto al loro idolo. Ma raccontano anche che a fine partita avevano già dimenticato tutto e si erano alzati tutti in piedi, ad agitare i cappelli, in delirio per il Peppìn".


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Poi si legge: "Perché? Perché la partita inizia malissimo, con gli svizzeri sopra di due reti e l’Italia destinata a soccombere. Poi il Balilla, soprannome affibbiatogli da Leopoldo Conti, suo compagno all’Ambrosiana, decide di prendersi la scena, caricandosi la squadra sulle spalle: prima dà il via alle azioni che portano gli azzurri sul 2-2, poi segna una decisiva doppietta in poco più di due minuti, ribaltando definitivamente il risultato. In totale saranno 33 gol in 53 partite con l’Italia (solo Gigi Riva, a oggi, ha segnato di più). Se i francesi, che l’hanno definito Grand Peintre du Football, grande pittore del calcio, avessero inventato prima il Pallone d’oro, probabilmente Meazza ne avrebbe vinti a iosa. Chi ha avuto la fortuna di vederlo giocare non poteva non adorarlo. Come l’avvocato Giuseppe Prisco, che da ragazzino non si perdeva una sua partita e che, dall’alto dei suoi ottant’anni dedicati alla passione più grande, il pallone, arriva a dire: “Non si è mai visto più nessuno come lui. Il suo modo di saltare gli avversari, portiere compreso, lasciava senza parole”. L’eternità conquistata sul campo, dominando la scena per quasi vent’anni, gli ha regalato poi un privilegio che spetta solo ai personaggi leggendari: dare il nome allo stadio della sua città. È il 2 marzo 1980, e lo stadio San Siro di Milano viene intitolato ufficialmente a Giuseppe Meazza. La data non è casuale: quel giorno si gioca un derby – vinto dall’Inter con gol di Lele Oriali –e per le due squadre meneghine non c’è occasione migliore per dedicare un tributo a uno dei loro massimi interpreti. Muore il 21 agosto 1979, lontano dai riflettori come lui stesso ha voluto. Ora riposa nel Famedio, accanto ai milanesi più illustri, quelli che hanno scritto la storia della città. Mentre la sua è la storia del primo campione, il primo idolo, la prima leggenda del calcio italiano.  Destinata ad essere ricordata, fino alla fine dei giorni". 


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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