Italia, la Nazionale lontana da Napoli

La Nazionale Italiana continua a non considerare Napoli una sede per le proprie partite. Angelo Forgione ne parla nel suo editoriale per AreaNapoli.it.
Sono trascorsi otto anni dal 15 ottobre 2013, ultima apparizione della Nazionale italiana allo stadio “San Paolo” di Napoli, oggi “Diego Armando Maradona”. C’era già Insigne in quella Selezione, promosso da Prandelli dall’Under 21. Il capitano era Pirlo e in campo c'era anche Davide Astori, tradito dal suo cuore cinque anni dopo. Quella sera, l’Italia pareggiò con l’Armenia (2-2) nel percorso delle qualificazioni ai Mondiali in Brasile. Fu solo la terza apparizione degli Azzurri a Fuorigrotta nel Terzo Millennio, dopo quelle del settembre 2006 contro la Lituania e dell’ottobre 2002 contro la Serbia Montenegro, anche quei match conclusisi in parità. Da quella sera di otto anni fa, l’Italia non ha più messo piede a Fuorigrotta.
Stasera la nazionale campione d’Europa giocherà per la 63esima volta a Roma. Quattro match in più che a Milano. Napoli, con 28 comparsate azzurre, è dietro Torino, Firenze e Genova. Troppo poco per la terza città d’Italia per numero di abitanti e per il terzo stadio più capiente della nazione. E del resto, su 381 partite disputate nello Stivale, l’Italia ne ha giocate solo 80 al Sud, cioè giusto il 21 per cento. Percentuale che è destinata ad assottigliarsi nel tempo se non si modernizzeranno gli stadi meridionali, dacché gli impianti italiani classificati in categoria 4 UEFA, la più alta, si trovano solo a Roma, Milano e Torino. Il “Maradona”, ristrutturato e reso più funzionale per le Universiadi del 2019, è classificato in categoria 3, e non può ospitare finali di competizioni UEFA per club e fasi finali delle competizioni UEFA per nazioni.
Certamente le condizioni precarie dello stadio partenopeo prima della ristrutturazione per le Universiadi del 2019 hanno inciso sull’assenza della Nazionale da Napoli. Il tempo in cui la Federazione cercava il calore partenopeo è diventato uno sbiadito ricordo, anche perché il calore di Napoli per la Nazionale sembra non essere più quello di un tempo. Quell’ultima volta di otto anni fa gli spettatori furono solo 22mila. A sette anni dall’ultima apparizione, la FIGC aveva trattato Napoli da provincia, riservandole la piccola Armenia. In un “San Paolo” semideserto, in molti fischiarono l’esecuzione dell’inno di Mameli, mentre intorno spuntarono striscioni di contestazione: “15-10-2013 San Paolo in lutto, Stop biocidio, vogliamo vivere”… “Col sorriso sulla faccia, col veleno nei polmoni, i bambini della Terra dei Fuochi non vogliono morire”… “Guerra ai nemici della mia terra”. Quella partita divenne l’occasione per chiedere bonifiche e controlli nelle campagne tra Napoli e Caserta inquinate da sversamenti e roghi illeciti, e per protestare contro l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che negli anni Novanta, da ministro dell’Interno, aveva secretato i verbali della Commissione Bilaterale d’Inchiesta sui segreti dei siti contaminati.
Non solo la questione inquinamento. Tre settimane prima, in occasione della partita Milan-Napoli di campionato, il Giudice Sportivo della FIGC aveva disposto la chiusura per un turno di un settore della curva degli ultras rossoneri, colpevoli di aver intonato i soliti cori di discriminazione territoriale, inaugurando così una lunga serie di provvedimenti analoghi per altri stadi. Era divampato il dibattito su un antico malcostume, diventato più evidente dopo un servizio firmato un anno prima dal cronista del Tgr Piemonte Giampiero Amandola, recatosi ai cancelli dello Juventus Stadium prima del match Juve-Napoli del 22 ottobre 2012 per ascoltare le due tifoserie in affluenza. Tra i tanti interventi, il coro «o Vesuvio lavali tu» intonato da due giovani al microfono e poi lo scivolone dello stesso giornalista Rai, cui uno juventino aveva spiegato che i napoletani erano inestinguibili perché "ovunque, a Nord e a Sud, un po’ come i cinesi"; risatine sarcastiche e poi la pessima imbeccata di Amandola: "Li distinguete dalla puzza, con grande signorilità". Ne era seguita una bufera mediatica tra la rabbia di gran parte dei napoletani a chiedere un giro di vite. E così, nella primavera del 2013, la FIGC aveva varato nuove norme punitive, sulle quali avrebbe poi fatto retromarcia.
I motivi dello strappo tra la FIGC e Napoli stanno certamente nelle più rigide regole UEFA sugli stadi ma forse anche in quel clima per niente patriottico di quella sera di otto anni fa.









Napoli-Frosinone: 3-0, commento e analisi in 3 minuti
Il Napoli ha già scelto il sostituto di Anguissa
Napoli, calendario Champions 2026-2027: data e ora delle 8 gare
"1 agosto 1926", coro e testo
"Sono napoletano", coro e testo
Guarda tutti i video pubblicati su AreaNapoli.it
