Insulto al portiere avversario? Sostituiamolo con il nome di D10S!

Allo stadio Maradona da alcune partite si assiste ad una pratica abbastanza mortificante ai rilanci dei portieri avversari. Angelo Forgione ne parla nel suo editoriale per AreaNapoli.it proponendo anche una possibile alternativa.
Allo stadio “Maradona” c’è una nuova emergenza: abbiamo un problema con la merda. Sì, lo so, non è elegante usare questo volgare termine, e non è un bell’incipit per scrivere un… pezzo, ma si tratta di chi, novità delle novità a Fuorigrotta, non riesce più a fare a meno di accompagnare il rinvio del portiere avversario con un’invettiva escrementizia. Succede da anni e in diversi stadi. In quello della Juventus, da tempo, è d’obbligo alzare al cielo della Continassa tal barbaro urlo, tramandato di padre in figlio, dacché nel 2013, in epoca di chiusure di settori per cori di discriminazione razziale e territoriale, furono solo i bambini a gridarlo continuamente allorché la curva Scirea fu chiusa agli ultras bianconeri per due match a causa delle offese a Napoli e ai napoletani. Tredicimila piccoli tifosi juventini, accompagnati da alcuni tutori, sostituirono il pubblico adulto squalificato, e sottolinearono tutti i rinvii del portiere dell’Udinese con l’urlo «merda». Il giudice sportivo comminò l’ennesima multa al club bianconero, ma la baby-figuraccia riprese quattordici giorni dopo contro il Sassuolo, con reiterata sanzione.
Dopo otto anni la moda dell’offesa più inutile e gratuita che vi sia ha purtroppo attecchito anche a Napoli, in epoca di tifo disorganizzato e silenzioso post-Covid, e dispiace assai. Questa robaccia non fa per niente onore ai tifosi napoletani, anche perché non bisognerebbe mai copiare qualcosa di pessimo, men che meno copiare da chi questa robaccia l’ha insegnata pure ai bambini, ma occorrerebbe essere copiati per qualcosa di bello e impressionante, tipo l’urlo «the champions», nato nel 2011 all’allora “San Paolo” per far tremare lo stadio a chiusura della sigla ufficiale della Champions League e ormai mutuato altrove.
Fosse motivato da un qualche atteggiamento o parola fuori posto di un portiere avversario in particolare, potremmo anche capire il ricorso all’urlo di disprezzo ad personam, ma che un coro del genere sia diventato automatico anche a Napoli è becero assai. Nel silenzio del “Maradona”, per paradosso, sembra quasi che chi oggi occupa le curve gioisca più quando un difensore avversario accompagna la palla oltre la linea di fondocampo che quando gli Azzurri guadagnano un calcio d’angolo. «Bene, è rimessa dal fondo, ora posso insultare il portiere avversario»… Questo sembra balenare nelle teste cortocircuitate di certi tipi, che neanche capiscono che non c’è proprio nulla di intimidatorio in quell’urlo ma solo tanto squallore.
Non sempre ma spesso, Napoli ha dato dimostrazione, in passato, di ironia e intelligenza applicata al tifo. Quel grido gratuito e cervellotico fa segnare un crollo di reputazione della folla del “Diego Armando Maradona”. Bisogna al più presto smettere quella brutta abitudine o, meglio ancora, sostituire quel “merda” con “Diego”, e così si onorerebbe D10S ad ogni rinvio dal fondo, anche quelli calciati dal Napoli. «Ooooooo…. Diego!», una parola e cambierebbe tutto, sperando che lo stadio che porta il nome del più grande di tutti torni a tremare e a far tremare gli avversari come quando lo esaltava lui.








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