Il vero "problema" del Napoli? E' lo stesso di sempre e risolverlo è difficile

Gli addii di Giuntoli e Spalletti dopo la conquista di uno scudetto dopo 33 anni, ed ora quelli di Zielinski e Osimhen, confermano l'annosa questione.
In questi giorni in cui a Napoli, sul versante calcistico, si parla solo degli addii - ormai quasi certi - di Osimhen e Zielinski, due protagonisti del terzo scudetto, arrivato dopo 33 anni. E così torna di moda una vecchia questione: qual è il vero problema di questa piazza? Perché è considerata sempre una strada, bella sì, ma di passaggio, e mai una meta? Come mai Spalletti, Giuntoli, Kim e ora Zielinski e Osimhen non hanno avuto la voglia di provare ad aprire un ciclo vincente? E' solo una questione di soldi e di ingaggi? La risposta è sempre la stessa: Napoli è una opportunità da cogliere per chi è in cerca di lancio o di rilancio. Napoli non è affermazione, ma bilico. Il "contesto" viene "usato" da parte di chi è in cerca di spazio in una città che ama visceralmente il pallone e che è in grado di amplificare. Poi, in caso di successo, si vola altrove per la definitiva affermazione tra soldi, successo, trofei...
Il Napoli, soprattutto nel calcio di oggi, è una opportunità per giovani talenti in cerca di decollo o per vecchi leoni vogliosi di far sentire ancora i loro ruggiti. Ma il sogno è ben altra cosa: il sogno si chiama Juventus, Milan, Inter, Real Madrid, Barcellona, Liverpool, Manchester United e ora anche Chelsea, PSG e City, che dopo l'arrivo di ricchi magnati hanno scritto storie nuove e "fascino" a suon di milioni. Napoli ha ancora un lato romantico grazie all'eterno Maradona e per la bellezza della città, della sua gente, ma senza "storie" da riscrivere sul piano economico-finanziario non "attirerà" mai le nuove generazioni di "fenomeni" (come direbbero gli Stadio) con la voglia di affermarsi e vincere in maglia azzurra.
Mozart, il più grande musicista di tutti i tempi, dopo aver visitato Napoli nel 1770 - non ci tornò più - conservò una certa nostalgia. In una lettera al padre scrisse: “Ho un’indescrivibile brama di scrivere ancora una volta un’opera e quando avrò scritto l’opera per Napoli, mi si ricercherà ovunque […] con un’opera a Napoli ci si fa più onore e credito che non dando cento concerti in Germania". Così è, se vi pare...






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