Il senso inesistente di parlare della "signora" Buffon nel giorno di Arsenal-Napoli
Le parole di Antonio Papa: "Che ci piaccia o no è così che l'Italia vede i napoletani, e fare le ribellioni social non serve certo a fargli cambiare idea".

In queste ore, sui social, si parla molto dell'uscita infelice di Ilaria D'Amico, la "signora" Buffon, che ieri, per bacchettare i tifosi dell'Ajax, ha citato il popolo partenopeo senza alcun senso, per il solo gusto di provocare. Se ne sta parlando anche troppo probabilmente, soprattutto oggi che è il giorno di Arsenal-Napoli. Sull'argomento, vi proponiamo una importante riflessione del collega di Canale 21, Antonio Papa: "Io posso capirlo, che siate offesi per la battuta infelice della soubrette di Sky. Posso capirlo. Ma non lo condivido, così come non condivido la levata di scudi del giorno dopo. Che ci piaccia o no è così che l'Italia vede i napoletani, e fare le ribellioni social non serve certo a fargli cambiare idea. Anzi, peggiora le cose, perché oltre a triccheballacche si passa anche per frevaioli. Pure perché, provate a guardarci come ci guardano loro: tutta questa movimentazione InstaTwitterFB, ai loro occhi, che cos'è se non triccheballacche?"
Poi Papa ha aggiunto: "E' così che vogliamo proteggere la nostra napoletanità? Protestando per ogni frase infelice di ogni soubrette d'Italia e facendoci chiedere scusa? Passando per "categoria protetta"? Davvero crediamo che un veneto, un lombardo, un friulano, guarda la soubrette che il giorno dopo chiede scusa e pensa "vabbè dai, che gran popolo i napoletani, sono riusciti a farsi chiedere scusa dalla soubrette di Sky"? Non è forse il contrario, cioè che quell'ostentazione di ignoranza sarebbe passata molto più in sordina se non fosse nato un caso social-mediatico? Ma soprattutto, tutto sommato, vale la pena di dare tanta importanza a una persona ignorante? A proposito di soubrette, è più o meno quello che succede con Salvini. A volte ci penso, altre volte non riesco proprio a resistere e gli do in faccia. Ma poi ci ripenso, e penso: ma non è che pure la mia brillante risposta (a chi poi? a me stesso?) non fa altro che portare altra acqua all'idromembro? Se non ne avesse mai parlato nessuno, di quel beone beota con la birra in mano che cantava "senti che puzza", sarebbe diventato così "anti", così famoso e quindi così popolare? Perché poi è quello il punto. Noi li schifiamo nei loro peggiori morti, ma ci sono coglioni che odiano "noi", e per questi qua sta gente sono idoli, come è un idolo Cruciani, come è un idolo Feltri. E più ci fanno male più diventano idoli. Forse tutto sommato a pensarci bene non ci conviene alimentare certi mostri, facciamo solo il loro gioco. E' una riflessione, non una sentenza. Parliamone: l'argomento è troppo complesso per archiviarlo solo con un hashtag o con un flash mob. A che serve? Che ci porta?".
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