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Il pallone di zio Cirillo che cambiò la vita a Maradona e l'altro "fenomeno" sparito nell'ombra


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Pubblicato nella sezione Altre notizie
Il pallone di zio Cirillo che cambiò la vita a Maradona e l'altro fenomeno sparito nell'ombra

Con quel pallone Diego di notte ci dorme abbracciato per paura che glielo rubino, di giorno ci gioca coi coetanei tra cui Goyo Carrizo.


Spettacolare racconto sul più grande calciatore di tutti i tempi, ovvero Maradona, pubblicato sul sito thevision.com a firma di Nicolò Zuliani. Vi proponiamo un interessante brano in cui spuntano due figure particolari, ovvero lo Zio di Diego, Cirillo, e l'amico Goyo, altro fenomeno del calcio sparito nell'ombra.


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"Diego Armando Maradona nasce il 30 ottobre del 1960 a Villa Fiorito, un barrio della periferia sud di Buenos Aires. È in questo quartiere che negli anni si sono riversati i nullatenenti di tutta l’Argentina, trasferiti con valigie di cartone per inseguire il benessere promesso dal populismo di Peron che non era mai arrivato. Il padre di Diego è un pescatore di “dorados”. Esce di casa alle sei di mattina e rientra alle dieci di sera mentre la moglie, Tona, si occupa della casa e dei figli. Come i suoi fratelli e sorelle, Diego gioca con quello che ha a disposizione: ruba le zucche dall’orto dei vicini, va a guardare i treni passare o fa partite di calcio con palloni logori che rimbalzano male tra pozzanghere e lamiere delle baracche, su strade di terra battuta e fogne a cielo aperto. In queste realtà degradate l’orrore esterno spesso viene interiorizzato e l’istinto di sopravvivenza fa diventare aggressivi. Il calcio per i bambini diventa fuga e speranza. L’idolo da venerare è Hector Yazalde, un giocatore professionista nato proprio tra quelle case.


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La vita sociale di Diego cambia quando lo zio Cirillo, che era stato portiere nella squadra di quartiere, gli regala un suo vecchio pallone. È come se fosse un tesoro. Diego di notte ci dorme abbracciato per paura che glielo rubino, di giorno ci gioca coi coetanei tra cui Goyo Carrizo, il bambino più bravo del quartiere. Anche Diego è sopra la media, e i coetanei non vogliono che loro due giochino in squadra insieme altrimenti vincerebbero sempre. Costretti a giocare l’uno contro l’altro, per battersi Goyo e Diego devono migliorare sempre di più. La domenica vanno allo stadio Bombonera a vedere il Boca Juniores per imparare trucchi e schemi. Un giorno di fine novembre del 1970, un impiegato di banca che per hobby fa il talent scout vede Goyo giocare per strada e gli chiede di fare un provino per l’Argentinos Juniors; Goyo accetta a patto di portare anche Diego. Ai ragazzini sembra un viaggio enorme perché devono cambiare ben due autobus, poi arrivano al campetto di Las Malvinas, dove ci sono decine di autobus che riversano centinaia di bambini e l’allenatore, Francisco Cornejo, fa fatica a trattenerli. Il giorno prima è piovuto e il campo è impraticabile, così l’allenatore dice di aspettare che il sole lo asciughi. Ma i bambini non sono molto bravi a stare fermi, così prendono i palloni e si mettono a palleggiare per i fatti loro. L’allenatore li lascia fare, finché non sente cadere il silenzio. Si avvicina incuriosito e vede i bambini in cerchio a guardare un ragazzino che si fa rimbalzare la palla addosso senza che tocchi mai terra: è Diego. Cornejo è un uomo di esperienza: capisce immediatamente di avere davanti un talento eccezionale e non aspetta che il campo si asciughi, né lascia passare un giorno per pensarci; fa firmare immediatamente al padre di Diego un contratto con i Cebollitas (letteralmente “cipolline”), la squadra ragazzi dell’Argentino Juniors. Goyo, invece, sparisce nell’ombra".


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