Il Napoli tra conti e rischi. Pioggia di milioni e rosa impermeabile, cosa manca?

Sommando gli introiti del mercato e della Champions (solo due macro voci), ovvero gli 85 milioni di plusvalenza grazie all'addio di Higuain e i 40 circa dalla massima competizione europea, si arriva a 125 milioni di euro
Dopo la cessione di Higuain i tifosi si aspettavano l’arrivo di un altro bomber in grado di raccogliere la pesante eredità e soprattutto di colmare il vuoto tecnico lasciato dall’argentino volato al nord nei cieli bianconeri. Non è arrivato. O meglio, il Napoli ha "confermato" Gabbiadini e preso Milik, attaccante di belle speranze di 22 anni e che si è presentato al San Paolo con una doppietta al Milan. Mica male. Ma resta comunque una scommessa. Veniamo ai freddi numeri. De Laurentiis ha incassato 92 milioni circa dalla cessione del Pipita alla Juventus. Più che cessione, lo ricordiamo, il club torinese ha semplicemente versato i milioni necessari per strapparlo agli azzurri grazie alla clausola rescissoria. Con la pioggia di milioni spruzzati dalle casse degli Agnelli, Don Aurelio ha pensato di cucire una rosa impermeabile ai rischi di un turn-over debole e, a corredo, qualche buon ombrello. Sono arrivati Rog, Diawara, Maksimovic, Giaccherini, Milik, Zielinski e Tonelli; sono partiti Higuain, Zuniga, Lopez e De Guzman che hanno liberato di circa 20-21 milioni di euro il monte ingaggi. Soldi che, in buona parte, serviranno per pagare gli ingaggi di chi è arrivato più qualche rinnovo con aumento di chi già c'è.
Il rateo per quest'anno è di 46 mln (ovvero i costi dei cartellini acquistati e spalmati su più anni) che sommato al rateo di circa 15 mln del mercato precedente, si arriva a circa 61 milioni. A questi dati, inoltre, va aggiunto che lo scorso anno il Napoli ha perso circa 15 milioni rispetto al fatturato standard a cui va aggiunto il dato impietoso di un’Europa League che non garantisce somme cospicue come la Champions. E dunque ci sono circa 80 milioni di gestione complessiva di cui tener conto.
Sommando gli introiti del mercato e della Champions (solo due macro voci), ovvero gli 85 milioni di plusvalenza grazie all’addio di Higuain e i 40 circa dalla massima competizione europea, si arriva a 125 milioni di euro senza considerare sviluppi oltre il girone di Coppa.
Di questa cifra il Napoli ha utilizzato 80 milioni generando un rateo per la prossima stagione di circa 32-34 milioni, cifra che sarà colmabile centrando un’altra qualificazione alla Champions. A riserva ci saranno circa 20 milioni, una cifra notevole nonostante il dispendioso mercato.
E dunque il Napoli, al di là delle oggettive difficoltà del mercato, ricordando che ha comunque fatto un lavoro straordinario tra presente e futuro (forse il migliore dell'era De Laurentiis), avrebbe avuto la possibilità di osare di più correndo qualche rischio (del tutto sostenibile) economico per comprare un centravanti e, perché no, anche un esterno difensivo. D’altronde, non dovesse arrivare un’altra qualificazione in Champions, sarebbe sufficiente sacrificare un giocatore, ad esempio Koulibaly (non sarebbe la prima volta), e avere nuovamente la chance di ripartire subito senza dover in alcun modo ridimensionare. Il rischio, naturalmente, porterebbe con sé anche una concreta possibilità di vincere per arrivare ad una stabilità di gestione che garantirebbe al Napoli, con più sponsor, appeal e potenzialità di investimento in strutture e settore giovanile, di entrare stabilmente nel corso degli anni nell’elite del calcio europeo, più che essere costantemente una bella realtà all’insegna del vorrei ma non posso o del potrei ma non voglio. I conti, senza presunzione, sono più o meno questi e sono facilmente reperibili grazie agli addetti ai lavori di settore. E sono diversi da quelli del "salumiere" (con tutto il rispetto) fatti da più parti che tengono conto solo dei costi dei cartellini in quelle che sono tabelle sommarie spesso diverse tra loro e fatte, spesso, con l’intento, a secondo delle linee, di puntare sull’umore dei contenti o degli scontenti. I conteggi, dicevamo, sono realizzati sulla base delle informazioni disponibili e le cifre potrebbero essere leggermente diverse.
Abbiamo parlato di aspetti freddi, ma per completare l’opera sarebbe necessario l’encausto, dal greco “metto a fuoco”, una tecnica pittorica che ha bisogno di calore per sciogliere elementi come la cera: in questo caso il calore è quello dell’autore del lavoro e del pubblico, ovvero i tifosi, che vanno coinvolti maggiormente. Se volete eventualmente saperne di più sull’encausto, fate una passeggiata a San Leucio, ad esempio, alle seterie, esempio di impresa lungimirante e coinvolgente.
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