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Il Napoli non è stato costruito per lo Scudetto, ma la squadra vuole provare l'impresa


Maurizio Zaccone,
Pubblicato nella sezione Altre notizie
Il Napoli non è stato costruito per lo Scudetto, ma la squadra vuole provare l'impresa

Napoli bloccato dal Cagliari in trasferta. Maurizio Zaccone nel suo editoriale per AreaNapoli.it analizzata l'attuale situazione degli azzurri.


L'analisi più gettonata, più semplice, di sicuro successo è questa: "a questa squadra manca la cazzimma, non ha mentalità vincente e salta regolarmente gli appuntamenti importanti".  Se dici questo trovi tutti d'accordo; ma è per me un'analisi semplicistica che dice tutto e non dice niente.  Pure questa storia della "mentalità"; dove si compra? Com'è che un giorno ce l'hai e un altro la perdi? Prima di Cagliari scrivevo che il match era un'occasione ghiotta ma non dovevamo viverla come un esame da superare, una prova di maturità. Lo scrivevo per 2 motivi: il primo è che sentirsi ciclicamente sotto esame non ti carica e ti responsabilizza, ma ti "pesa". E questo peso se lo devono portare gli altri, i "predestinati" a vincere.  Il secondo è che questa squadra, per i punti in classifica che ha e per l'incredibile numero di assenze alle quali ha dovuto sopperire ha dimostrato già mentalità. Lo ha fatto nelle prime 12 partite con 10 vittorie e 2 pareggi. 

E, dopo il dicembre nero dove ha subito tre delle quattro sconfitte totali finora (nel mezzo la vittoria a Milano con il Milan), negli ultimi sei turni prima di ieri sera ha centrato quattro vittorie e due pareggi.


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Ora, premesso che la prestazione di ieri sera è stata penosa e il Cagliari meritava la vittoria, ed il Napoli non ha giustificazioni, dobbiamo capire se questo Napoli sta deludendo nel complesso rispetto alle aspettative o meno. 

Se dopo il quinto posto dell'anno scorso e un mercato inesistente che ci ha regalato solo il colpo Anguissa oltre che il cambio di guida tecnica, credessimo di avere il Barcellona d'altri tempi. 

No, non lo credeva nessuno. 

Abbiamo pensato a una squadra che doveva provare a centrare il quarto posto, senza essersi nemmeno migliorata per farlo. 

Ma il calcio in campo è fortunatamente diverso da quello della PlayStation e capita che a volte un allineamento di astri favorevoli insieme a qualche scelta tecnica azzeccata, qualche giocatore ritrovato, qualche avversario in involuzione, possa rimescolare le "griglie" previsionali della vigilia. 

E si sono rimescolate senza dubbio, dall'inizio. Perché il Napoli è apparsa squadra fortissima, tosta e capace di tenere la vetta per un bel po', meritatamente. Con il nostro permanente (e giustificato) scetticismo.

Pronti a vederla cadere per dare conferma ai nostri dubbi e non restare invischiati nell'ennesima illusione. 

In fondo si vedeva che questo Napoli non era stato costruito per lo scudetto; anzi, appare chiaramente in ridimensionamento per volontà societaria. Se non addirittura in cessione, diciamocelo chiaro.

Però le cose sono andate in questo modo; il Napoli ha dato, e dà, l'idea di potercela fare. 

Non però in scioltezza, con il favore dei pronostici, con distacco. Magari.

Dà l'idea di potercela fare perché la Juve è distaccata e le milanesi non sembrano schiacciasassi. Perché la nostra rosa è di tutto rispetto per quanto con lacune non colmate che alla lunga, se vuoi lottare per il titolo, si fanno sentire.

Dà l'idea di potercela fare anche con un po' di fortuna, che serve sempre. 

Ecco, questa fortuna, questo "allineamento degli astri", direi che fino ad ora proprio non c'è stato. Al contrario, anzi.

Questo non è il Napoli dei 91 punti, che vinceva serenamente e convinceva, seppur anche in quell'anno si diceva spesso che dovevano giocare sempre gli stessi per girare a mille. 

Questo è un Napoli forte, con un allenatore per me straordinario che ha tappato molte delle buche presenti, che comunque restano. 

Il Napoli verrà meno altre volte perché non le fa 12 vittorie di fila; ma non le faranno nemmeno gli altri. 

Si dovrà cercare di fare il più possibile senza perdere la calma, guardando gli altri e non solo noi stessi (perché la classifica si determina così, con i nostri risultati e quelli degli altri) e sperando che ci giri bene. Sperarci e crederci.

Se il Napoli giocasse ancora come ieri, allora non ci sarebbe molto da dire: abbiamo scherzato. Se però è stata una parentesi determinata da una serie di fattori che conosciamo (assenze, impegni Inter/Barcellona, ecc) che non giustificano niente (perché non sono l'addetto stampa del Napoli e non me ne può fregar di meno di giustificare nessuno) ma ci aiutano a “leggere” in qualche modo la non-vittoria, allora c’è da sperare.

Non in 12 vittorie di fila, che dai tempi di Sarri non si sono più ripetute, ma in un buon bottino magari di 8/9 vittorie, 2/3 pareggi di pareggi e una sconfitta. Uno score praticamente come quello dell’inizio campionato e simile al trend cominciato a gennaio (siamo a 2 pareggi e 4 vittorie), che ci proietterebbe oltre gli 80 punti. Se dovesse accadere il Napoli avrebbe fatto tanto; e se quel tanto possa servire a vincere il titolo dipenderà dalle altre. Perché così funziona.

In conclusione che ci sia rammarico è non solo comprensibile, ma inevitabile; specie per la prestazione opaca. Ma se si vuole guardare avanti, se si vuole provare a vincere davvero (perché, giusto per chiarire, lo scudetto del bilancio non mi interessa) serve fare quadrato attorno a una squadra che non è stata affatto costruita per vincere lo scudetto, che non si è rinforzata a gennaio, ma che, per una serie di fattori, si trova lì.

Ecco perché questi ragazzi e questo Mister mi hanno già dimostrato di voler vincere; nonostante non siano stati “costruiti” per vincere. Ma vogliono provare l’impresa. Questa volontà, in genere, si chiama “mentalità”.

E a me, perdonatemi, viene solo voglia di sostenerli. Comunque vada.


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