Il Napoli di Spalletti ha già superato quello di Sarri (ma quale?)

Qual è più bello, il Napoli di Maurizio Sarri o quello di Luciano Spalletti? Difficile dirlo, ma è senza dubbio vero che nel secondo ci sono anche i prodromi del primo.
Ci sono due Napoli di Maurizio Sarri, ovvero quello della prima stagione (2015-2016) e quello della terza stagione (2017-2018). Nel primo c'è Gonzalo Higuain e intorno a lui tanti buoni calciatori se paragonati al Pipita (che chiude il campionato con il record di 36 gol, nessuno come lui in Serie A, poi lo raggiunge Ciro Immobile qualche anno dopo). Nel secondo, invece, c'è Dries Mertens, diventato bomber maestoso quasi per caso, e tanti calciatori diventati importanti come concetto di squadra: i vari Insigne, Callejon, Jorginho, Allan, Hamsik, la coppia Albiol-Koulibaly, Ghoulam, Zielinski, Hysaj e gli altri. Due Napoli, dunque, che chiudono entrambi al secondo posto dietro la Juventus. In particolare, il secondo, chiude a 91 punti (gli stessi della Vecchia Signora scudettata nel 2015-16 e nel 2016-17, che beffa) con la consapevolezza di essere stato letteralmente "scippato" - per non dire altro - dai bianconeri.
In mezzo c'è un altro Napoli, quello 2016-2017, con Milik arrivato al posto di Higuain. E il polacco parte anche bene prima di farsi male. Al termine di quella stagione la squadra azzurra è terza in classifica con 86 punti, dietro la Roma di Luciano Spalletti e della solita Juventus campione d'Italia. Sarri, dunque, al di là dei "ratti" multiformi tra primo, secondo e terzo anno di gestione, conquista tre volte l'accesso in Champions anche se avrebbe meritato almeno uno scudetto, soprattutto nella stagione 2017-2018. Tuttavia non vince nulla. Il risultato è comunque apprezzabile e resterà indelebile - almeno per chi è intellettualmente onesto - la sua epopea. Spalletti, tuttavia, al secondo anno di gestione, è già avanti. Ed il motivo non riguarda la qualità dei singoli calciatori (lì è difficile stabilire quale rosa sia migliore, questione di gusti), ma la coralità e la gestione di tutti gli effettivi a disposizione.
E' vero che Sarri aveva 14-15 calciatori di valore, ma è del pari vero che si è sempre detto soddisfatto della rosa. A gennaio del 2018, ad esempio, disse "no" all'arrivo di Deulofeu. Il gioco di Spalletti ha conquistato tutto il mondo del calcio e c'è una grande differenza con quello di Sarri: offre più soluzioni sulla lunga distanza, è meno leggibile. In sostanza, quello di mister Luciano è una sorta di evoluzione del meraviglioso spartito di don Maurizio, che pure aveva diversi sbocchi, ma spesso faceva fatica contro le squadre che si chiudevano a riccio (anche per le caratteristiche dei tre piccoletti lì davanti).
In questo Spalletti ha già vinto, ma il punto è che non si può nemmeno dimenticare il primo Napoli di Spalletti, che di certo non è superiore al primo Napoli di Sarri pur avendo molti punti di contatto. Mettiamola così: è proprio necessario paragonarli? La differenza, al di là dei torti subiti da Sarri e da tutto il popolo partenopeo, sta nella vittoria e in un certo tipo di karma. E chi vuol capir capisca. Quest'anno potrebbe essere considerato un risarcimento per lo stesso allenatore di Figline, il quale, però, nel frattempo si è schierato dalla parte sbagliata...








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