Il film su Maradona fa discutere: troppe ombre e poche luci. Lunedì sera l'anteprima a Napoli


Redazione
Varie
12 SET 2019 ORE 10:29

Il racconto parte da Buenos Aires, Villa Fiorito, quartiere poverissimo dove vivevano i Maradona, e termina sull'uscio della casa nella zona residenziale della Capital Federal.

Maradona torna al cinema, la storia di Diego raccontata dal regista anglo-indiano Asif Kapadia, Premio Oscar e autore del docufilm «Maradona. Ribelle eroe. Sfrontato Dio», in anteprima lunedì 16 alle ore 20.30 nel cinema Modernissimo aspettando le proiezioni dal 23 al 25 in Italia. Il racconto parte da Buenos Aires, Villa Fiorito, quartiere poverissimo dove vivevano i Maradona, e termina sull'uscio della casa nella zona residenziale della Capital Federal, con l'abbraccio tra Diego e Diego junior, il figlio rinnegato per quasi trent'anni. In mezzo, c'è un documentario, arricchito dai contributi inediti forniti dal cineoperatore Juan Carlos Laburu, che non rende giustizia al Ribelle Eroe e Sfrontato Dio.

Il film fa però discutere, come riferisce Il Mattino, Maradona ha frequentato tante - troppe - persone sbagliate: si è buttato in vicoli bui senza via di uscita, però difficilmente avrebbe potuto fare altre scelte il ragazzo poverissimo - figlio di don Diego che si ammazzava di fatica per sfamare la sua numerosa famiglia - abbagliato dalle luci della ribalta. Non resse. Niente fu normale, ricorda Kapadia, nella sua vita. Diego è quello che si affacciava al balcone della Casa Rosada, il palazzo presidenziale di Buenos Aires, alzando al cielo la Coppa del mondo e anche quello che si sdraiava accanto ai Giuliano, gli amici camorristi, nella vasca da bagno a forma di conchiglia. Quando toccò il fondo - ma era arrivato ancora più giù - ammise le amicizie sbagliate, la dipendenza dalla cocaina (Signorini rivela di aver chiesto l'aiuto di Ferlaino) e l'errore di non riconoscere come suo figlio Diego junior finché non divenne uomo. Nel film c'è il dribbling a un difensore del Bari, ultima sua avversaria al San Paolo, e ci sono le dichiarazioni di Ferlaino: «Non c'era tutta questa severità nei controlli antidoping. Probabilmente un altro faceva pipì al posto di Maradona. Può essere, io non lo so. Finché Maradona ha giocato noi abbiamo vinto». Sfumano le parole dell'ex presidente, Diego alza le braccia verso il popolo del San Paolo dopo un gol: contava questo, soltanto questo

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