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Ibrahimovic: "Capello mi disse una cosa, tra me pensai: iniziamo bene"


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Ibrahimovic: Capello mi disse una cosa, tra me pensai: iniziamo bene

Zlatan Ibrahimovic ha parlato della sua vita, ripercorrendo le fasi salienti della sua vita attraverso il Festival dello Sport di Trento.


Zlatan Ibrahimovic è stato ospite del 'Festival dello Sport' organizzato a Trento dalla 'Gazzetta dello Sport', dal palco ha rivelato le fasi salienti della sua vita: "Da bambino facevo tanti casini, ero sempre in giro a giocare a calcio. Ero anche bravo a scuola. Ovunque andavo io portavo il pallone perché giocavo ovunque, era la mia passione. Facevo anche tanti casini poi si cresce e si matura. All’Ajax l’inizio fu difficile perché tutti si aspettavano che potessi essere il nuovo Van Basten. Ma non ero pronto, era la prima volta fuori dalla Svezia e sentivo tante pressioni anche perché il mio fu un trasferimento record e spesero tanti soldi per acquistarmi dal Malmoe. Ho tenuto duro, lavorato bene e piano piano mentalmente sono diventato forte. Il secondo anno è andato bene e il terzo anno ho fatto il battesimo a tutti".

Su Raiola ricorda: "Amsterdam per me è stata la città in cui ho conosciuto Mino Raiola. Ci siamo posti inizialmente in maniera arrogante entrambi. Il primo incontro fu ad un ristorante giapponese, arrivai ben vestito. Lui ordinò per 8 persone. Mi mise davanti a me i numeri dei più grandi attaccanti: Vieri, Shevchenko, Trezeguet, Inzaghi. Le statistiche di Ibracadabra non erano eccezionali. Lui mi disse con quei numeri non poteva vendermi ad una big. Poi per me divenne tutto: amico, papà, confidente. Siamo cresciuti insieme, le nostre carriere sono andate di pari passo. Siamo diventati forti insieme, i più forti di tutti. Io nella mia categoria e Mino nella sua. Ricordo che mi disse al primo incontro se volevo diventare più forte o più ricco. Io dissi che volevo diventare più forte e lui disse che andava bene così sarei diventato anche ricco. Gli ultimi momenti con lui sono stati difficili da vivere, sono state tante le emozioni. Provavo a portare a lui un po’ di positività ed energia cercando di non fargli pensare alla malattia. Lui lavorava per i suoi giocatori e non per i club. Mi ha sempre messo davanti a tutto ma non solo con me, è stato un generoso. Era forte Mino".


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Sulla Juventus: “In Italia iniziai nella Juventus di Fabio Capello. Mi diceva che mi avrebbe tirato fuori tutto l’Ajax che avevo dentro. Mi dissi fra me e me ‘iniziamo bene’. Voleva da me più concretezza e da quel giorno sempre, ogni giorno, con Italo Galbiati lavoravamo sempre nei tiri in porta. Capello diceva che la mia tecnica era superiore a Van Basten ma non avevo i suoi movimenti. Abbiamo lavorato su questo aspetto. Trezeguet è stato intelligente perché ha saputo sfruttare bene il lavoro che facevo in campo. Lui faceva tanti gol a me sinceramente mi mancavano. Poi ho capito la mentalità del calcio italiano dove bisogna saper giocare bene e segnare. Dissi a Trezeguet che da quel momento in poi anche io avrei giocato più avanti. Gli scudetti della Juventus sono 38 perché abbiamo lottato ogni giorno dimostrando che eravamo i più forti in Italia. Non sono 37, gli scudetti della Juve sono 38”


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Gaetano Brunetti
Giornalista pubblicista dal 2012, da sempre amante del giornalismo, in passato ha collaborato tra l'altro con Cronache di Napoli ed Il Roma. Si definisce un reporter libero, on the road.

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