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I due (forse tre) Napoli di De Laurentiis. Che "non rispetta" nemmeno la sua storia


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I due (forse tre) Napoli di De Laurentiis. Che non rispetta nemmeno la sua storia

Aurelio De Laurentiis è stato chiaro nel corso dell'ultima intervista, il calcio è un'industria che deve rispettare determinati parametri. E i sentimenti?


Per Aurelio De Laurentiis esistono due Napoli. Anzi, tre. Il primo è quello con una sua storia, ma che è fallito nel 2004, che ha vinto "un paio di scudetti" e "qualche coppa" grazie alla fortuna - grazie Dio - di aver avuto il calciatore più forte di tutti i tempi, Diego Armando Maradona. Il secondo è il "suo", il Napoli Soccer, che lui avrebbe potuto "chiamare anche in un altro modo". E poi c'è ancora un altro Napoli, ovvero quello che lui dirige, che è chiamato a far quadrare i conti, senza badare molto ai sentimenti, evitando di fare occhiolini di troppo ai tifosi, che lavora per garantire l'esistenza del club stesso.


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In tutto questo il presidente non rispetta - nel senso che non si fa condizionare - nemmeno la sua storia. Se da un lato il produttore cinematografico ha dato spesso la sensazione di voler prendere le "distanze" dalla vecchia SSC Napoli (quella diventata immortale grazie a Corrado Ferlaino, piaccia o meno) evitando pure di inserire nell'organigramma calciatori simbolo di un passato glorioso, dall'altro prende le "distanze" anche dal suo Napoli. Sì perché Lorenzo Insigne è il suo Napoli, così come Dries Mertens e tanti altri calciatori simbolo della cavalcata dalla C alla Champions e fino ad un passo dallo scudetto.


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Come ha detto Marco Bellinazzo, giornalista de Il Sole 24 ore, il "fattore sentimentale va messo a bilancio". Evidentemente De Laurentiis non ha alcuna intenzione di farlo. Andando oltre se stesso. Perché è giusto criticare il patron per tanti aspetti, ma non va mai dimenticato che Mertens è arrivato grazie a lui, così come Insigne, Cavani, Higuain e tutti gli altri che hanno fatto parte della storia di un club che è rinato grazie proprio a Don Aurelio. Ed è incredibile che il primo a dimenticare questi aspetti sia proprio lui, Don Aurelio. E' tutto un clamoroso paradosso.


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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