Gli arbitri possono usare i social? Arriva la decisione dell'AIA

L'argomento era diventato caldo dopo la sospensione di un giovane arbitro veneto colpevole di aver rilasciato dichiarazioni pubbliche non autorizzate.
"La presenza privata degli associati sui social network non è vietata. Cosa molto diversa è la divulgazione regolamentare, interna ed esterna, che è demandata al Settore tecnico arbitrale che ne ha un'apposita competenza": così, in una nota all'ANSA, l'Aia, l'Associazione italiana arbitri sulla vicenda del giovane arbitro veneto sospeso per due anni per aver rilasciato dichiarazioni pubbliche non autorizzate: il giovane direttore di gara, conosciuto sui social come "arbitrino", era diventato virale su Tik tok grazie ai video in cui spiegava le regole del calcio.
"In riferimento alla sospensione di un proprio associato per alcune sue attività sui social network, l'Associazione Italiana Arbitri, nel sottolineare come le sentenze degli organi di giustizia preposti a tale ruolo debbano essere recepite e rispettate - si legge nella nota - ricorda che ogni associato nel momento in cui entra nell'Aia accetta formalmente un regolamento e un Codice Etico che contiene le regole alle quali bisogna attenersi. Gli stessi regolamenti prevedono la possibilità di presentare ricorsi che saranno come sempre oggetto di attenta valutazione da parte delle Commissioni competenti".








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