Gervinho rivela: "Il calcio mi ha salvato la vita, ecco da dove vengo"

L'attaccante ivoriano della Roma, Gervais Yao Kouassi, in arte Gervinho, ha rilasciato un'intervista all'edizione odierna di Repubblica in cui ha raccontato la sua vita.
L'attaccante ivoriano della Roma, Gervais Yao Kouassi, in arte Gervinho, ha rilasciato un'intervista all'edizione odierna di Repubblica in cui ha raccontato la sua vita: "Mio padre era impiegato in una libreria io sono il secondo di dodici figli. Faccio una selezione all'accademia di Sel Bèni e mi prendono, eravamo più di 500 ragazzi. Partite da cinque contro cinque, tre test, tutti scalzi. Le scarpe solo quando si superava l'ultimo livello. Il calcio mi ha salvato, è molto più di un lavoro. Sono progredito ma resto a piedi nudi. Sono africano, con piaceri e dispiaceri legati alla mia terra. Se dicono che gioco come un africano non mi offendo, noi veniamo dalla strada, i dribbling sono una necessità, servono a evitare ostacoli e pericoli, le fughe improvvise servono per non diventare prede. Essere imprevedibile per me è un complimento. Provateci voi a correre, scartare avversari e scattare per 50-70 metri. A volte davanti alla porta mi cala la nebbia ma grazie al mio staff sto migliorando anche in questo fondamentale forse a volte la mia velocità di piede non va a tempo con quella della testa. A 18 anni sono finito al Beveren, in Belgio, poi Le Mans e Lille in Francia con Rudi Garcia. Ci intendiamo, sa come farmi giocare, sento che c'è dell'affetto tra di noi. Segnare e far segnare mi dà la stessa soddisfazione e se il coach mi dice di liberare un compagno io lo faccio, non mi sento sminuito, mi sta bene se vinciamo noi. C'è poco da imparare quando stai in panchina e io ci sono stato tanto, non si fidavano di me e questo non mi ha fatto bene. Io se non gioco non rendo, il turnover è una cosa, la completa sfiducia un'altra e un giocatore la sente, anche se c'è chi pensa che essere sempre messi in discussione innalzi la competitività. Peccato che l'Italia non faccia nulla per combattere l'etichetta di razzista, secondo me c'è troppo lasciar correre nel paese. Tutte e due veniamo da incontri impegnativi in Champions, ma la stanchezza non si farà sentire. Ci teniamo tanto a fare bella figura".







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