Gerry Scotti: "A scuola ero tra i più poveri. Mi sfogavo con le ragazze della Milano bene"

In un'intervista al Corriere della Sera, Gerry Scotti ha raccontato alcuni retroscena legati alla sua vita.
Intervistato in esclusiva da Il Corriere della Sera, Gerry Scotti ha parlato così della sua infanzia: "Ero un ragazzino timido. Se c’era la recita di fine anno non alzavo certo la mano per partecipare, nemmeno per presentare, quindi dire che ce l’avevo nel dna sarebbe raccontare una frottola. Quando avevo 12 anni mio zio Paolino mi regalò il magnetofono geloso, per registrare le canzoni che passavano in radio: era il nostro Spotify. Quando ho sentito per la prima volta la mia voce registrata con quello strumento mi ha dato un tale fastidio che ho cancellato il nastro".
"Arrivavano a scuola con le Maserati, le Jaguar, perfino una Lamborghini. Il nostro sfogo era fidanzarci con le figlie della Milano bene. Eravamo ben voluti, andavo anche a fare i compiti da loro. Entravo in queste case e vedevo maggiordomi, sei, sette stanze… Io vivevo in due stanze più servizio con i miei genitori" ha aggiunto il noto presentatore televisivo.
"Ogni tanto qualche compagna veniva a studiare da me e il giorno dopo, in classe, mi chiedevano tutti: ma veramente a casa tua c’è la torta ogni giorno? Ho scoperto che questi figli della Milano più ricca avevano forme di ristrettezze che io, figlio di operai, non avevo. Da me la ciambella di mia mamma non mancava mai. E lì ho capito che i benefit della vita sono altri" ha concluso Gerry Scotti.






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