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Gasperini da censurare, ma le parole folli sono altre al di là della banalità su Roma e Napoli


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Pubblicato nella sezione Altre notizie
Gasperini da censurare, ma le parole folli sono altre al di là della banalità su Roma e Napoli

Dichiarazioni assurde del tecnico dell'Atalanta subito dopo il successo in Champions sul Valencia. Parole che fanno discutere.


Subito una domanda: chi è Gian Piero Gasperini? Un ex calciatore che oggi è l'allenatore dell'Atalanta. Bene, il suo lavoro, visti i risultati, lo svolge molto bene. Almeno all'Atalanta. All'Inter non gli andò così bene. Altra domanda: è titolato per parlare di Coronavirus ed emergenza sanitaria? No! E allora perchè si spinge in assurde proiezioni su possibili emergenze sanitarie? Problemi suoi che ama fare il tuttologo dribblando male il monito del più titolato Jurgen Klopp che invita i giornalisti a non fare domande sul coronavirus a chi non è qualificato per dare un parere. Che, di conseguenza, diventa inutile e potenzialmente PERICOLOSO. Sì, "caro" Gasperini, pericoloso e strumentalizzabile.


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Ma le parole di Gasperini, quelle davvero folli, non riguardano la sua idea sulla Sanità a Roma e Napoli. Riguardano il calcio giocato in relazione all'emergenza drammatica che investe tutta l'Europa in questo momento. E il calcio non è escluso: chiedete a Gabbiadini, Favalli e Rugani. E chissà quanti altri ancora sono positivi al tampone. Ecco il passaggio assurdo ai microfoni di Zazzaroni del Corriere dello Sport: «Le solite banalità sul mondo del calcio, i privilegiati, i grossi guadagni, gli interessi da proteggere. Mi ha dato molto fastidio. Le parole del politico di turno che fa della demagogia l’unica forma di comunicazione. Avevo gradito quel passaggio del primo decreto che consentiva al calcio professionistico di proseguire a porte chiuse, perché la funzione sociale del calcio soprattutto in situazioni di emergenza è chiara. Quando siamo rientrati a Bergamo non c’erano tifosi ad attenderci, giustamente. Ma da stamattina abbiamo ricevuto centinaia di attestati, messaggi di persone che per novanta minuti non hanno pensato che al pallone. Il calcio come antidepressivo, come forma di sopravvivenza, è così che lo considero. Le abitudini sono importanti, e non solo per noi italiani la visione di una partita, una parentesi di leggerezza, può risultare addirittura terapeutica. Hanno voluto dare un segnale forte, bah. Bisognava andare avanti con le porte chiuse, io la penso così». Bisognava andare avanti? Le conclusioni sono scontate: se non è follia questa! Ci chiediamo: dove vive Gasperini? In quale mondo parallelo? Lo dicesse anche a noi, magari lo raggiungiamo.


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Luca Cirillo


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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