Franco Lauro, "la voce degli ultimi": ricordate come salutava i telespettatori? Il dolore corre sui social

Il grande giornalista era solito avere un pensiero per coloro che lo seguivano dagli ospedali e dalle case di cura.
Franco Lauro ha lasciato un grande vuoto tra familiari e colleghi Rai. Ma soprattutto ha lasciato un dolore, che ore corre veloce sui social, in milioni di telespettatori che hanno apprezzato la sua eleganza, il suo garbo, nelle varie conduzioni o telecronache di partite, dal basket in particolar modo, al calcio. Un uomo colto e sempre informato, che non dava mai nulla per scontato e che mai ha svolto il suo lavoro con superficialità. Molti sono coloro che sulle varie piattaforme social ricordano il suo modo di salutare: “Un saluto affettuoso a chi ci guarda dagli ospedali e dalle case di cura”, una espressione naturale che mancherà a Rai Sport e nel giornalismo sportivo italiano.
Franco Lauro, dai microfoni Rai, ha raccontato per tanti anni il basket con l’amore e il trasporto che alcune ormai celebri telecronache hanno segnato: fu speaker ufficiale del Palaeur quando trionfava il Bancoroma di coach Valerio Bianchini. Era lui che sottolineava per il pubblico i canestri di Gilardi, Polesello e di Larry Wright. Aveva una simpatia per la Sebastiani Rieti, altro team storico della pallacanestro laziale. Nel calcio, invece, era tifosissimo del Napoli. Lauro si era formato nell’etere romano, e qualcuno ancora ricorda le sue cronache calcistiche su TeleRegione. A soli 23 anni l’approdo in Rai per la quale ha poi commentato 8 Olimpiadi estive e una invernale, Torino 2006, oltre a sei Mondiali di calcio. Una brava persona, dal garbo raro e dalla voce coinvolgente, che seppe passare al calcio con disinvoltura alla guida del famoso ‘Novantesimo Minuto’, ma anche ‘Domenica Sprint’. Franco Lauro si è spento nella sua abitazione nel cuore di Roma. Il cuore, che probabilmente lo ha tradito. E che per una vita intera ha messo nel suo lavoro. Ad ottobre avrebbe compiuto 59 anni, ma è solo un numero. Lui continuerà a vivere nella memoria sportiva e non solo di chi lo ha apprezzato. Come chi vi scrive.
Luca Cirillo








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