Forgione: "Napoli, ma quale fallimento? Il popolo azzurro è spaccato. Insigne non è Messi"
Interessante analisi di Angelo Forgione sulla stagione del Napoli. Parlare di fallimento è davvero troppo ed esagerato.

Angelo Forgione, scrittore napoletano, tramite il suo profilo Facebook ha commentato l'attuale stagione del Napoli: "Inutile girarci intorno, i tifosi del Napoli si sentono orfani di Sarri, della grande bellezza, del sogno sfiorato. La resa contro l'Arsenal pone sul banco degli imputati Ancelotti e, soprattutto, De Laurentiis. Intanto, "il comandante", da Londra, prosegue il percorso verso Baku e lancia messaggi d'affetto allo sconfitto Napoli, ricordando orgogliosamente a tutti che lui, in Europa League, ne ha vinte 18 su 22. Verissimo, perché poi l'etichetta del provinciale, quando hai fatto una carriera in provincia e hai perso uno scudetto meritato a Napoli, non te la leva più certa stampa italiana che spinge per i poteri che gliel'hanno scippato. Vero anche, però, che tra quelle poche perse ce ne sono due in azzurro, contro il Villareal e il Lipsia, mica l'Arsenal o il Chelsea, che sono costate le repentine eliminazioni agli ottavi di finale delle due edizioni disputate".
Forgione ha aggiunto: "La verità è che a Napoli non ha vinto Sarri, e per ora neanche Ancelotti. A Napoli hanno vinto qualcosa in ambito nazionale Mazzarri e Benitez, quest'ultimo spintosi fino alla semifinale di Europa League con doppio scippo arbitrale della finalissima. Capita anche lì quando entrano in gioco certe dinamiche. Sarri ha vinto uno scudetto virtuale, o ne ha perso uno reale in albergo, se preferite come preferì dire lui. Fare meglio di lui, per Ancelotti, significherà solo vincere, cosa assai improba. In Italia non potrà accadere finché non si incepperà la dittatura juventina. In Europa peggio ancora, perché la Serie A difetta di tutto ciò che hanno Liga e Premier League. Come il Napoli ha liquidato lo Zurigo, così l'Arsenal ha liquidato il Napoli. Mettiamoci anche che il club azzurro non ha tradizione vincente e pedigree, e il suo piccolo miracolo lo sta comunque compiendo, anche se il tifoso che vuole vincere non se ne accorge. Nella sua storia, solo in 3 occasioni aveva raggiunto i quarti di finale di una competizione europea. Questa la quarta, seconda nell'era De Laurentiis. E solo 7 volte si era piazzato secondo in campionato. Questa l'ottava, quarta nell'era De Laurentiis. Eppure in tanti parlano di fallimento, come se il Napoli, piazzato fuori dalla zona Champions nelle griglie della vigilia, fosse obbligato a vincere l'Europa League, forse perché ci si dimentica che in azzurro ha dettato legge solo Maradona, e allora sembra che Ronaldo e la Juve possano consentirsi di uscire ai quarti di Champions dopo aver dichiarato di volerla vincere, o il PSG, peggio ancora, agli ottavi nonostante Neymar e Mbappe, perché hanno stravinto i loro campionati. Sfugge ai più che il Napoli è il Napoli, non il Barcellona, e che Insigne è Insigne, non Messi. E da questa distorsione delle aspettative che nascono falsati giudizi. Il popolo azzurro è spaccato. C'è chi ritiene De Laurentiis una fortuna per un club del derelitto Sud-Italia e chi, "pretendendo" vittorie, lo considera una condanna, un freno alle possibilità del club. L'ho già definito il "supplizio di Tantalo" del tifoso azzurro, che non riesce ad afferrare la gioia della vittoria. C'è chi di questo supplizio incolpa l'antipatico De Laurentiis, il discutibile e discusso presidente che al prossimo giro di mercato non potrà non accontentare Ancelotti, nei limiti del possibile. Il cambio di allenatore, voluto o subito che sia stato, è stata un'abile mossa di prestigio, ma l'effetto era pronto a svanire di fronte all'assenza quasi certa di trofei. E lui, l'allenatore, dovrà restituire gioco e convinzioni che si sono erose nel corso dell'inverno. È questo il vero "fallimento". Il Napoli, da gennaio a qui, ha deluso, non fallito. Per ora limitiamoci a tifare per Sarri, e che la vinca questa coppa europea, anche per tutti gli orfani della sua rivoluzione. Può farlo nel calcio inglese che può, non in quello italiano, e non è un paradosso che il suo proletarismo calcistico possa compiersi non nella calzante Napoli ma nella ricca Londra, dove non lo amano. Il calcio è tutta una questione di denari".

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