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Forgione: "Gravina vuol ripartire, ma la Serie A 2020/21 è a rischio. Abituiamoci ad una cosa"


Raffaele Russomando,
Pubblicato nella sezione Altre notizie
Forgione: Gravina vuol ripartire, ma la Serie A 2020/21 è a rischio. Abituiamoci ad una cosa

Angelo Forgione si è soffermato e non poco su come il calcio si stia muovendo ai tempi del Coronavirus.


L'emergenza Coronavirus ha colpito tutti, calcio compreso. Il giornalista Angelo Forgione si è soffermato e non poco su come il pallone non abbia capito pienamente questo delicato momento. Questo il suo lungo post tratto da Facebook: "Sono circa 43 mila i morti nel mondo a causa del Coronavirus, di cui 13mila in Italia. Contatore in continua evoluzione e, mentre si contano i decessi quotidianamente, il calcio italiano si accapiglia per ricominciare affannosamente, provando a salvare il salvabile, ammesso che sia salvabile. Il calcio che vuole ripartire sembra non aver capito che, in assenza di vaccino, il Covid-19 è più forte di noi ed è pronto a prendere di nuovo il sopravvento, con la conseguente necessità di reintrodurre le misure restrittive attualmente in vigore, se necessario. Lo ha capito il CIO, che ha rimandato le Olimpiadi, cosa avvenuta solo per le due guerre mondiali".


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Il post prosegue: "Gabriele Gravina vorrebbe far ripartire la Serie A il 20 maggio e chiuderla in due mesi. 12 giornate condensate in 60 giorni, con un periodo di sostanziale inattività alle spalle prima del mese di allenamenti, il che significa mettere a rischio l'integrità fisica dei calciatori. Solo chi ha rose lunghe potrebbe tenere botta, e questo significherebbe falsare comunque la competizione. Il presidente FIGC intende evitare di dover sfruttare l'opportunità fornita da UEFA e FIFA di arrivare ad agosto e settembre: "mi dispiacerebbe correre il rischio di compromettere un'altra stagione per salvare questa". Gravina pare proprio non aver afferrato che anche la stagione prossima, la 2020/21, è già da oggi a rischio per un eventuale recupero del Covid-19, che possa essere ugualmente interrotta al ritorno del freddo e del virus, sempre che con il caldo cali. Chiaro che la rincorsa al completamento della Serie A 2019/20 in alta primavera/estate, incoscienza o meno, è motivata dal tentativo di non bruciare ulteriori danari, e il presidente fa il suo lavoro. Ma di fronte a un'emergenza di guerra, e questa la è, c'è da fare realisticamente i conti con la realtà. Sarò crudo e impopolare: dobbiamo abituarci tutti, anche gli addetti ai lavori del pallone, all'idea che fino al giorno della vaccinazione del mondo dovremo mantenere la distanza sociale e camminare con le mascherine, fare file fuori i negozi, ammesso che non si debba stare forzatamente in casa. Dobbiamo rassegnarci alle restrizioni e persino a nuove quarantene, finché non arriverà la preparazione per l'immunità e non sarà prodotta e distribuita dappertutto. Fino ad allora il Covid-19 rimarrà in circolazione, seppur più limitatamente, e impedirà la vita di prima. Niente tavolate affollate al ristorante, niente cinema, niente concerti, discoteche ed eventi. Altro che Serie A"!


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