Forgione: "Galli imperversa solo in tv! In Italia stanno seguendo la sperimentazione napoletana"

Angelo Forgione si è soffermato e non poco su quanto avvenuto di recente su alcune situazioni legate al Coronavirus.
Interessante post realizzato da Angelo Forgione sui social. Questo quanto riportato: "Ultim'ora: il Tocilizumab estuba altri quattro pazienti con complicanze da coronavirus a Napoli! I riscontri confortano le previsioni e le dichiarazioni alla stampa di Ascierto e gli altri medici campani, secondo i quali il medicinale anti-artrite reumatoide sta facendo effetto sulla maggior parte dei pazienti con insufficienza respiratoria seria. Dati davvero incoraggianti, a Napoli come a Padova, a Roma, a Milano e in altri ospedali che hanno iniziato a seguire il protocollo di sperimentazione nazionale. 1 + 1 = 3, continua a "sloganare" l'Istituto Nazionale Tumori IRCCS "Fondazione G. Pascale" di Napoli, chiedendo unione attorno alle convinzioni della task force partenopea, eppure l'onnipresente professor Massimo Galli del Sacco di Milano non sembra remare nella stessa direzione e preferisce dedicarsi alla sperimentazione, appena avviata, del Redemdesivir, un antivirale contro l'Ebola. Per lui, i dati sull'efficacia del Tocilizumab sono molto contraddittori e c'è assai meno convinzione. «Del Tocilizumab avremmo voluto parlarne con più tranquillità qui al Nord ma non ci è stato possibile perché delle uscite (napoletane) ci hanno costretto a discuterne prima», ha detto il virologo milanese con visibile insofferenza. «Del Tocilizumab se n'è parlato troppo», ha aggiunto altrove l'indiscussa star televisiva del tragico momento, che parla troppo in giro ma parla poco, e malvolentieri, del farmaco-speranza. Straparla ma a suo dire si parla troppo di Tocilizumab, che intanto estuba altri pazienti".
Il post di Forgione prosegue: "Le due scuole, quella virologa milanese e quella oncologa napoletana, non concordano. Eppure tutti gli ospedali che stanno seguendo il protocollo di sperimentazione nazionale scritto dagli specialisti napoletani e approvato dall'AIFA stanno ottenendo risultati. Galli resta invece immerso in una strana incertezza, dando la sensazione che il farmaco non serva a chi lo ascolta, e sono tantissimi, perché lui è dappertutto. Teme l'eccesso di risposta immunitaria che potrebbe danneggiare l'organismo invece che proteggerlo. E così, dopo aver ammesso, venerdì scorso al Tg3, che il medicinale da lui usato al Sacco di Milano, il Lopinavir/Ritonavir, non serve a nulla, ha dichiarato il giorno dopo a Petrolio (Rai Due) che sul Tocilizumab lui e i suoi stanno cercando di capire in che termini, in che misura, quanto e quando devono darli, e a che tipo di pazienti. Ma l'onnipresente Galli non dovrebbe cercare di capire proprio nulla. Galli e i suoi dovrebbero seguire il protocollo di sperimentazione scritto dai colleghi di Napoli, approvato in tempo record dall'AIFA, invece di sminuirlo nelle rubriche televisive della Penisola. Sarebbe dunque interessante capire se quel protocollo nazionale lo stanno seguendo, e non pare, o se, come sembra, si stiano piuttosto riferendo ad altro, magari a quanto fatto in Cina, che pare differire in qualcosa a sentire il direttore di Oncologia del Monaldi, Vincenzo Montesarchio, l'oncologo napoletano che collabora gomito a gomito con Ascierto, il quale ha dichiarato ad affaritaliani.it che le dosi che hanno usato i medici cinesi sono diverse da quelle sperimentate a Napoli, è che quelle dosi risultate efficaci sugli asiatici potrebbero non esserlo sugli italiani, geneticamente diversi dagli asiatici per metabolismo e per corporatura media. Sicuramente un problema di dosaggio c'è, ed è quello di esposizione personale del professor Galli, davvero eccessiva, mentre Ascierto, da gran Signore, dopo l'attacco diretto ricevuto a Cartabianca (Rai 3) e la derisione di Striscia la Notizia (Canale 5) si è ritirato all'esclusivo lavoro di sperimentazione, pancia a terra, lasciando straparlare Massimo Galli, il quale pare proprio essersi accorto che sta facendo male ad imperversare. Non a se stesso e men che meno alla Sanità lombarda, da proteggere di fronte all'ardire dei luminari partenopei, ma ai suoi pazienti in primis e poi a noi a casa davanti la tivù, che non ne possiamo proprio più". Clicca qui per il video.







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