Forgione: "Così il Napoli si è inimicato l'AIA, era il 30 ottobre. De Laurentiis lanciò la bomba"

Angelo Forgione, scrittore e giornalista napoletano, ha parlato in maniera approfondita dei rapporti difficili tra il Napoli e l'AIA.
L'attuale campionato del Napoli è stato falcidiato da errori arbitrali, c'è la sensazione che il club azzurro sia penalizzato in maniera sistematica. Angelo Forgione, scrittore e giornalista, ne ha parlato in maniera approfondita sul suo profilo social: "30 ottobre 2019. È la 10a giornata del campionato di Serie A 2019/20. Il Napoli, in ritardo rispetto alle premesse della vigilia, è comunque al quarto posto in classifica, in zona Champions, e affronta l'Atalanta per agganciarla sul terzo gradino della graduatoria. Partita ben giocata dagli Azzurri, che meriterebbero la vittoria se l'arbitro Giacomelli non la condizionasse negando tre rigori alla squadra di casa. Dopo aver dominato, il Napoli subisce il pari e il direttore di gara espelle prima il ds Giuntoli e poi l'allenatore Ancelotti, che pure si è prodigato per calmare gli animi. A fine partita, Aurelio De Laurentiis, si presenta ai microfoni di Sky e si sfoga. È nervoso, perché ricorda che dopo il tuffo di Mertens all'esordio contro la Fiorentina il presidente dell'AIA Nicchi si è precipitato in Rai a dire di essere "preoccupatissimo" per il rigore concesso al Napoli, e da lì gli Azzurri hanno subito una serie di casi da rigore controversi. Ciò che accade in Napoli-Atalanta fa tracimare la pazienza di De Laurentiis, che attacca duramente Nicchi e il designatore arbitrale #Rizzoli in un crescendo di pesanti accuse. «Io non credo che Rizzoli e Nicchi svolgano al meglio il loro lavoro. Posso dirlo perché siamo noi società a finanziare il calcio italiano e tutto lo sport italiano, a provvedere agli stipendi e all'esistenza degli arbitri, e noi presidenti abbiamo il diritto di essere ascoltati, perché siamo stanchi di questa prosopopea e questa supponenza di Nicchi e Rizzoli, come se noi fossimo davanti a degli dei greci. L'intoccabilità di questi signori ci dà estremamente fastidio. Senza di noi farebbero la fame. Ma cos'è questa cafonata di un arbitro che si permette di buttare fuori un signore come Carlo Ancelotti? Se fossi in lui me ne andrei da questo paesaccio dove gli arbitri non sanno arbitrare come in Inghilterra. Basta, ci siamo stancati. Siamo noi a finanziare il calcio. Senza di noi andrebbero a pelare le patate!»".
Forgione prosegue: "Lanciata la bomba, De Laurentiis va in sala stampa e chiede ai giornalisti di riportare tutto con equilibrio per sostenere una battaglia che non è del Napoli ma a beneficio dell'intero movimento calcistico italiano. Ancelotti, da par suo, ricalca l'attacco, sia pur con più pacatezza, e insinua dubbi sulla credibilità degli arbitraggi. A suo dire, il problema è che certe partite in cui sono chiamati ad arbitrare fischietti inesperti finiscono per essere arbitrate dal VAR, alludendo al fatto che sia una direttiva che parta dall'alto. «Mi sento attaccato nella mia professionalità», dice Ancelotti, che una ventina di giorni più tardi si presenta a una riunione di arbitri e allenatori organizzata a Roma e mette spalle al muro il designatore Rizzoli davanti ai presenti e alle telecamere. È un vero e proprio smacco per l'AIA. La sacralità dei vertici arbitrali e la credibilità di tutta la classe arbitrale messa in forte discussione dal Napoli, puntando il dito sull'uso dell'indigesto VAR, per la cui introduzione Nicchi si è opposto finché possibile mentre oggi se ne prende il merito (la volontà fu di Tavecchio), e evidenziando quanto scarsa sia una classe arbitrale che si aggrappa all'esperienza di arbitri dismessi e riciclati ala VAR. Da quel 30 ottobre, il Napoli è piombato dal 4° posto alla mediocrità di metà classifica. Per note problematiche interne, certo, ma nate anche da una destabilizzante posizione in graduatoria infedele ai proclami di agosto. Una posizione condizionata anche da decisioni arbitrali a sfavore, proseguite dopo quel cruciale Napoli-Atalanta. Se ne contano una quindicina. Troppe per non sospettare che il Napoli sia inviso ai vertici AIA. Almeno da quel 30 ottobre in poi".







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