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"Diego Maradona. Ribelle. Eroe. Sfrontato. Dio", il racconto della prima al Modernissimo

"Diego Maradona. Ribelle. Eroe. Sfrontato. Dio", il racconto dell'anteprima della visione del nuovo film-documento su Diego Armando Maradona.


OspiteFabio De MartinoOspite

18/09/2019 15:56 - Altre notizie
Diego Maradona. Ribelle. Eroe. Sfrontato. Dio, il racconto della prima al Modernissimo

(di Fabio De Martino) "Diego Maradona. Ribelle. Eroe. Sfrontato. Dio", recita così il titolo del docufilm realizzato dal regista inglese di origini indiane Asif Kapadia. Quattro parole, secche, contradditorie, straordinariamente rivelatorie. Forse riduttive a cospetto di un Dio, ma proprio quest’ultima risulta essere quella che, nell’immaginario del popolo napoletano (e non solo) rappresenta l’iconografia perfetta nel descrivere ciò che ha rappresentato il campione argentino da queste parti, più che da ogni altra latitudine del globo. Ore 20.30 del 16/09/2019. Cinema Modernissimo di Napoli. Ci troviamo all’esterno di un luogo culto per gli amanti del grande schermo partenopeo, sito nel centro storico della città da sempre culla di artisti, scrittori e geni al servizio della gente, calciofila e non, si è riversata qui per assistere alla prima nazionale del documentario che uscirà nelle sale il 23, 24 e 25 Settembre. L’attesa è tanta, intrepida si respira nell’aria e negli occhi della gente che vive come un imperdibile appuntamento con il suo mito questo insolito lunedì sera. Asif Kapadia si presta ad effettuare alcuni selfie con i fan accalcati attorno ed a far da contorno il murales di Diego disegnato sul marciapiede antistante l’ingresso del multisala, fotografato ed inevitabilmente calpestato con religioso rispetto verso la star celebrata, ancora una volta, questa sera. Ebbene si, perché di pellicole su Maradona se ne son già ‘sprecate’parecchie, ma per due ragioni in particolare i napoletani, gli amanti del calcio e dell’arte in generale non si stancano mai di gustare: probabilmente, anzi sicuramente, per raccontare la vita di un D1Os non sarebbe stata sufficiente una singola versione; in secondo luogo le immagini ritraggono le ‘pennellate’ di un genio ribelle che trasversalmente riesce a metter d’accordo ceti  e classi così diverse ma che con egual pathos rivivono per centinaia di volte lo stesso ricordo della nostalgica gloria passata. 

La proiezione viene anticipata dall’intervista tenuta dal regista, che dotato di un inaspettato senso dell’umorismo, diverte la platea dapprima inimicata (per l’ammissione della fede Reds) salvo poi riconquistarla nell’affermare di aver toccato con mano e vanto la gamba  sinistra di Maradona durante le poi rivelatesi difficili interviste casalinghe (delle quali nel film sono presenti soltanto gli audio) col Pibe de oro in quel di Dubai. All’ascolto anche il sindaco Luigi De Magistris ed una folta rappresentanza del giornalismo partenopeo grazie alla presenza di tv private, fotografi e celebri penne del professionismo campano. 


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L’inizio del film propone filmati amatoriali della Napoli anni ’80 ed il contesto che accoglierà il fuoriclasse argentino proveniente da Barcellona. Si alternano cronologicamente le messe a fuoco delle giocate, delle tante botte prese in campo, dei festeggiamenti negli spogliatoi, fino ad arrivare ai momenti più intimi: uno spaccato inedito del campione che nel docufilm si vede esaltare del dualismo intrapersonale fra Diego, il funambolico ragazzino di Villa Fiorito e Maradona, la celebrità sfruttata dalla popolarità, dai media e dalla camorra di quel tempo che di tempo, di libertà e lucidità gliene tolse fin troppa. La sala vive più di due ore di emozioni contrastanti: l’ilarità, suscitata dalla dichiarazione di Maradona che si aspettava, una volta atterrato all’ombra del Vesuvio,la tranquillità persa nella città catalana, senza (non si sa quanto ingenuamente) sapere del terremoto d’affetto e di devastazione interiore che lo avrebbe travolto di li a poco. La dipendenza dalla cocaina e la relazione extraconiugale con Cristiana Sinagra con la quale fu dato  alla luce Diego jr. tra i suoi tormenti più eclatanti, capaci finanche di offuscare in un certo senso le vittorie del ‘mundial’ dell’86 in Messico e del primo scudetto napoletano dell’anno seguente. Ed è proprio alla vista di questi trionfi che la sala esplode in un tripudio di applausi, quasi liberatori, soprattutto in occasione del gol più bello del mondo, quello del 2 a 0 all’Inghilterra siglato dopo la celeberrima ‘mano de D1Os’ firmata nel controverso 1 a 0. Un legame viscerale al di la del paese di appartenenza ha legato e lega ancora molti napoletani alla selezione albiceleste, dal momento in cui tutto il resto d’Italia sommerse d’odio e rancore Diego che, con la sua Argentina, buttò fuori dal mondiale la nazionale tricolore in occasione della semifinale di Italia90 disputatasi, per ironia della sorte, proprio a Napoli. Infine la commozione: le lacrime del  ‘Dio fragile’ si mescolano a quelle degli spettatori, quando un irriconoscibile Diego si presta allo show televisivo nel mostrare le proprie debolezze. Quelle di un uomo nato in uno dei sobborghi più poveri e malfamati del Sudamerica, quelle di un uomo che ha lottato contro i fantasmi della droga, contro i gravi infortuni , le infiltrazioni e le cure alle quali doversi sottoporre per regalare una magia ogni Domenica a chi sugli spalti gli implorava di dargli tutto.. perché la vita non regala niente, contro le accuse, contro le cattive amicizie, contro se stesso: un Dio, così fragile da sembrare quasi.. umano. 


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