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ESCLUSIVA - Troisi romanista? Calabrese pensava fosse amore, invece era una...

Scritto da Luca Cirillo in Varie10 GIU 2018 ORE 23:58

All'interno i contributi esclusivi di Massimo Bonetti, Stefano Veneruso ed Angelo Forgione. Troisi amava solo il Napoli, per la Roma solo una simpatia adolescenziale.

"La plebe napoletana non fugge la morte. Non abbandona le sue case, le sue chiese, le reliquie dei suoi santi, le ossa dei suoi morti per cercare scampo lontano dai suoi altari e dalle sue tombe". Curzio Malaparte così si espresse nel suo “La pelle” raccontando i napoletani in quel tragico ottobre del 1943 in cui la peste invase la città ballando sulle divise degli eserciti dei liberatori.

"Il sospetto  divenne certezza quando ci si accorse che i soldati alleati rimanevano immuni dal contagio. Lo schifoso morbo, infatti, mieteva vittime unicamente tra la popolazione civile, di mano in mano che gli eserciti alleati andavano faticosamente ricacciando i tedeschi verso nord”, scrisse Malaparte di cui Milan Kundera disse: “In quel libro, Curzio Malaparte, con le sue parole fa male a se stesso e agli altri; chi parla è un uomo che soffre. Non uno scrittore impegnato. Un poeta”. E la sofferenza è quella dei napoletani in quei maledetti momenti che però, nonostante tutto, non riescono a fare a meno dei loro santi. I napoletani ti accolgono, ma guai a buttare giù i loro altari. Chi commette questo errore viene allontanato con ogni mezzo perchè non merita di restare in simbiosi con la città. Massimo Troisi è uno di questi santi intoccabili. E guai a mettere in dubbio la sua fede calcistica così come ha fatto l’attore Pino Calabrese (nativo di Portici e di Massimo amico in gioventù, ndr) che al Corriere dello Sport ha clamorosamente affermato che Troisi fosse in realtà tifoso della Roma. Apriti cielo! Ci ha pensato in prima battuta Alfredo Cozzolino, storico amico del grande artista, a fare chiarezza: “Sono cresciuto con Massimo, mai sentita una cosa simile. Ho tante foto e video, ma non solo, che possono confermare il suo immenso amore per il Napoli, ma non mi sembra nemmeno il caso di dover dimostrare nulla. Massimo era amico dei calciatori, compreso Maradona che frequentava casa sua a Roma. Al di là dei colori azzurri stimava molto Gigi Riva. Forse qualcuno voleva farsi pubblicità, ma ripeto, Troisi era un grande tifoso del Napoli”.

La redazione di Areanapoli.it ha raccolto importanti testimonianze. Ai nostri microfoni è intervenuto l’attore Massimo Bonetti, intimo amico e assiduo frequentatore di casa Troisi (con il quale lavorò al film “Le vie del signore sono finite", ndr). “Io sono romanista e vi posso assicurare che Massimo era un tifoso pazzo del Napoli, potete immaginare gli sfottò e gli scherzi tra noi. Vi racconto un episodio stupendo. Stavo per andare allo stadio per vedere un Roma-Napoli, era il 31 dicembre del 1988, e Massimo mi disse: "Ma che ce vai a fa, te vai solo a ntussecà". Contemporanemente mandò Lello Veneruso, suo nipote, a comprare bandiere, fischietti, cappellini e sciarpe sicuro che gli azzurri avrebbero vinto. Voleva farmi la “festa” accogliendomi a modo suo. Purtroppo per lui e per il Napoli, Voller segnò allo scadere il gol di una vittoria immeritatissima. Per fare un gesto simpatico, allora, mi recai in una pasticceria romana, Mondi, famosa per la capacità di preparare in pochi istanti quel che vuoi: feci fare una torta con i due simboli di Roma e Napoli uniti da un cuore. Quando bussai alla porta di casa sua, a via Adelaide Ristori, non mi aprì. Rimasi lì venti minuti sperando mi aprisse. Il giorno dopo tornai da lui e appena mi aprì la porta mi disse: "Fate schifo (ride, ndr)”. E mentre mangiavamo la torta, ridevamo e mi faceva vedere tutte le bandiere e i cappelli azzurri messi nel sottoscala. Chi dice che Massimo Troisi tifasse per la Roma evidentemente lo conosce poco o forse non sa tutta la verità. O magari la conosce e la omette volutamente. Massimino mi raccontò che uno dei suoi zii abitava a Roma e che era tifoso giallorosso. Da bambino questo parente lo portò allo stadio e lui per la prima volta in vita sua vide una partita della Roma. Per questo gli è rimasto l’affetto e la simpatia per i colori della mia squadra, ma crescendo non ha mai avuto dubbi. La simpatia non va confusa con il tifo. E quello di Troisi era solo per il Napoli. Non scherziamo. Ah, ve ne dico un’altra. Una volta sia Napoli che Roma volevano acquistare il brasiliano Bebeto. Mi chiamava spesso per dirmi: “Ma che volete fare, Be-be-to lo prendiamo noi. Be-be-to, Massimo, Be-be-to! Be-be-to al Napoli, che viene a fare da voi”.

Abbiamo raccolto anche la testimonianza del regista Stefano Veneruso, nipote di Massimo Troisi: “Non so se è il caso di rispondere su questo argomento, a me viene solo da sorridere. E’ una grande bugia. Mio zio aveva simpatia per la Roma, questo è vero, ma dire che tifasse per i giallorossi è una chiara forzatura. Tra l’altro non ci sono tracce di foto di Massimo con i calciatori della Roma e a lui, volendo, non sarebbero mancate occasioni di incontrarli e di farle. Penso a Pruzzo, Conti ecc. ecc. Nulla! Mentre sono tante le foto con i calciatori del Napoli, da Ciro Ferrara a Maradona, da Bruno Giordano ad Andrea Carnevale che era un grande amico suo. Tra l’altro proprio Carnevale, di recente, ha raccontato che Troisi gli chiese di fargli conoscere Maradona, di portarglielo a casa. La sera che Diego gli fece visita per la prima volta (poi ci è tornato spesso, ndr), Massimo disse ad Andrea: “Stammi vicino perché me tremmano ‘e cosce”. Provò una notevole emozione! Non credo sia il caso di aggiungere altro, la storia di Troisi è lì a raccontare la verità”.

Sull’argomento vi proponiamo, inoltre, il prezioso contributo di Angelo Forgione, noto giornalista e scrittore: “Massimo Troisi tifosissimo della Roma? Non ci sarebbe nulla di male. Il fatto è che non lo era. Semmai era un tifoso del suo grande amico e romanista doc Massimo Bonetti, col quale si punzecchiava in occasione degli scontri tra Napoli e Roma. La confessione di Pino Calabrese - «Massimo era tifosissimo dei giallorossi ma fu costretto a tenerlo nascosto» - fa riferimento a una simpatia adolescenziale, magari mai rinnegata, ma non paragonabile al tifo autentico che Troisi ha fatto per il Napoli in età matura e fino all'ultimo giorno della sua vita. Quello di Pino Calabrese per il Corriere dello Sport è un falso scoop, e pure di cattivo gusto, perché tende a intaccare l'immagine e il candore di un attore amato per la sua spontaneità incarnata nell'uso sfrontato del dialetto partenopeo, e a smitizzare una storia del personaggio imperniata sull'epocale intervista a Gianni Minà la sera della vittoria dello scudetto, lo storico «festeggiamo, usciamo di casa, ma non ci dimentichiamo l'acqua e il gas aperto», la scena di "Scusate il ritardo" col Napoli che perde in casa col Cesena, l'amicizia con Maradona e compagni. E poi proprio quel titolo, prestato al primo scudetto azzurro. Ma ipotizziamo che Troisi fosse tifosissimo della Roma, e così bravo a nasconderlo per motivi di immagine. Tirarlo fuori oggi, senza la delicatezza di chiederne conto alla famiglia, sarebbe ugualmente di cattivo gusto. Fare di Massimo Troisi un opportunista, un finto tifoso del Napoli, è qualcosa di francamente disgustoso”.

Ricordiamo infine che Don Alfredo Troisi, padre di Massimo, oltre ad essere stato in gioventù un ottimo calciatore (ha giocato a buoni livelli), era un grande tifoso del Napoli. Mentre i fratelli di Massimo, Enzo e Luigi, da bambini avevano una simpatia per l’Inter (quella della formazione a memoria Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Domenghini, Suárez, Corso, che tutti gli amanti del calcio adoravano e adorano sportivamente, ndr). Simpatia, come dice Massimo Bonetti, che non va confusa con il tifo. Che è qualcosa di incrollabile e che per la famiglia Troisi è solo per il Napoli. Alla prossima. Siamo certi che prima o poi non mancherà chi farà venire a galla l’inconfessato ed inconfessabile tifo di Massimo Troisi per la Pro Patria.

Luca Cirillo

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