Empoli-Napoli e il post su Paolo Sorrentino tra dolore, emozioni e una vita che cambia
"Il tempo mi ha consegnato un'altra storia relativa a quella partita, a quei giorni, a quei momenti", le parole di Marco Cannata (McBlu76).

"11 anni e la mia vita non poteva essere più bella di così. Il Napoli stava per diventare campione d’Italia e ci eravamo appena messi in macchina direzione Empoli. E amici miei a quei tempi la trasferta era meglio di Babbo Natale, dei compleanni, meglio di tutto", scrive McBlu76 sulla pagina "La Napoli bene" e il post coinvolge anche il grande regista partenopeo Paolo Sorrentino. "Dal momento stesso in cui capivo che si potesse concretizzare la cosa non campavo più, non dormivo più, vivevo in attesa di quel momento, immaginandomi stadi e gol, cori, bandiere azzurre, aspettando il momento in cui avrei raccontato ogni singolo dettaglio agli amici del quartiere. Due macchine figlie della mia famiglia allargata, papà e mamma con i rispettivi compagni, Tommy, un cocker nero trovato per strada anni prima dall’aria e dall’approccio alla vita molto zen, e l’amico amico della mia infanzia, Roberto Romano, By per me".
E poi: "C’è un lungo post in merito a quella trasferta, dove si passa dai problemi di mal d’auto di By palesatisi a via Simone Martini dopo quattro minuti di viaggio ad un ascensore infame che ci tenne bloccati in un albergo ad Empoli per un’oretta mettendo in discussione la presenza al Castellani. Ma non è questo il post. Perché il tempo mi ha consegnato un’altra storia relativa a quella partita, a quei giorni, a quei momenti. Perché in quelle stesse ore e nello stesso quartiere, a pochissime centinaia di metri di distanza, quelli che separano Via Santa Maria della Libera da Via San Domenico, #PaoloSorrentino smetteva di essere un adolescente, un figlio, iniziando probabilmente in quei momenti a diventare lo straordinario fuoriclasse che è oggi catapultato in una storia drammatica e bastarda.
Perché il permesso di andare a vedere il mio stesso Empoli Napoli a Paolo salvó la vita, nel vero senso della parola, la vita vera, consegnandogliene una diversa. Diversa per sempre. Mentre io e Paolo vivevamo le stesse adrenaliniche sensazioni pre trasferta il suo Papà e la sua Mamma morivano a causa di una fuga di monossido di carbonio nella loro casa di Roccaraso. In quel Empoli Napoli di trentasette anni fa io mi svegliavo in un albergo di Empoli, indossavo una bellissima sciarpa azzurra di lana e fiero ed orgoglioso con il mio biglietto in mano sognavo di vedere Diego da vicino e che un pallone di cuoio potesse gonfiare la rete bianca. Paolo pure si metteva in macchina, ma Empoli non la vide mai, Empoli era sparita, sparita assieme ai sogni ed alla vita che era esistita fino a quella notte. Paolo stava andando all’ospedale di Roccaraso dove c’erano i corpi dei suoi genitori. Empoli Napoli. E non posso non ripensare a questa storia, abbracciando idealmente Paolo Sorrentino più forte che posso".
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