Logo AreaNapoli.it

"Emma, che accoglienza dai napoletani: ora posso anche morire". Jeppson, il mito che ancora vive


,
Pubblicato nella sezione Altre notizie
Emma, che accoglienza dai napoletani: ora posso anche morire. Jeppson, il mito che ancora vive

Paolo de Angelis ha raccontato alla nostra redazione l'amicizia con un mito della storia del Calcio Napoli, Hasse Jeppson.


Paolo de Angelis, giornalista e grande tifoso del Napoli, ci ha raccontato quest'oggi il suo legame con un grande bomber del Napoli: l'immortale Hasse Jeppson, che vestì la maglia azzurra dal 1952 al 1956. L'allora presidente Lauro lo strappò all'Atalanta per la cifra folle di 105 milioni di lire, tanto che i tifosi lo ribattezzarono "'o Banco 'e Napule". Ecco le parole di de Angelis: "Oggi sono andato a casa sua. A sette anni dalla morte di Hasse (morì il 21 febbraio del 2013, ndr) con il quale ho condiviso viaggi, racconti, a casa del quale mi sentivo un figlio e non un ospite e poi, da figlio, il suo capitano, come disse via telefono al direttore generale del Napoli Pier Paolo Marino “il mio capitano è Paolo” mentre si andava da Roma al San Paolo, del quale conservo una sua giacca, una sua maglia, il ricordo di una amicizia forte, straordinaria, unica, ti dico che il mio cruccio è che ci siamo, e mi sono, dimenticato della moglie, di Emma, una persona eccezionale che ancora vive lì, in quella casa, quella casa dalla quale Hasse non è andato mai via. Tutto parla di lui, ogni angolo di quella villa racconta non di un fuoriclasse del calcio ma di un atleta, di un tennista, di un fuoriclasse della vita". 

Poi de Angelis ha aggiunto: "Il ricordo più forte fu quello di un Jeppson che mancava al San Paolo da qualche decina di anni, e per il quale il San Paolo, tutto, al suo ingresso, si alzò in piedi per applaudirlo. All’esterno dello stadio un bambino chiese a lui un autografo. Con la solita gentilezza, mentre firmava il biglietto d’ingresso del bimbo, gli chiese: "ma perché vuoi un autografo da me? Ed il bimbo, che avrà avuto una decina di anni, “perché tu sei Jeppson”.  Io rabbrividii, lui rise, e pianse. Ma non voglio dimenticarmi di Emma. Importante per la vita di Hasse, fondamentale per ogni suo gol. Si, durante il viaggio Pier Paolo Marino mi chiamò, si fece passare Jeppson per cercare di invitarlo in tribuna d’onore. Ma noi avevamo un appuntamento con i tifosi in un altro settore: inizialmente si senti in difficoltà e poi gli disse: "Paolo è il mio capitano, io vado dove mi porta lui".  Che signore. Volevamo fare cose per i tifosi, tanti eventi. Avevamo da poco fatto avuto Sormani, che ci raccontò un sacco di cose, alcune eccezionali. Il mio amico Mimmo Carratelli mi suggerì Jeppson, e mi diede il suo numero di telefono. Ricordo ancora quando telefonai. Ricordo ancora dove stavo, quel momento. Mi rispose Emma, poi mi passò Hasse. Da subito il feeling. Organizzammo cena, con i tifosi, poi la partita al San Paolo. Al ritorno, parlando con la moglie, al telefono, estasiato, contento, strafelice le disse: “Emma, non hai idea dell’accoglienza, delle emozioni, ora, posso anche morire”. Un giorno ci portò a pranzo, e fummo suoi ospiti, presso l’associazione ex calciatori. Poi vi dirò chi c'era. Io apprezzavo lui è lui apprezzava me. E mi voleva un bene grande: pensate che una volta mi disse "mi piacerebbe che tu fossi mio figlio". Lui non ne ebbe. Gli risposi: "Andiamo in Comune, subito". Chi ama non dimentica".


PUBBLICITÀ

Ultimissime notizie
Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.

ANNUNCI SPONSORIZZATI
Guarda suYouTube logo
Prossima partita del Napoli
NapoliNapoli
Nessun avversarioSconosciuto

In attesa di conoscere il prossimo avversario