"Dopo mezzo secolo non andrò più al Maradona, l'idea di De Laurentiis non è un mistero"

Rosario Dello Iacovo, giornalista, ha analizzato il problema relativo allo stadio Maradona che "è diventato un mortorio a causa del regolamento d'uso".
Rosario Dello Iacovo, giornalista, sulla pagina Il Napulegno, scrive: "Se l'unico posto di cui ti sei preoccupato per tutta la vita è quello sul divano, perché ora vuoi darci lezione su come stare in curva? Se la partita l'hai sempre guardata in televisione e non sei stato neanche attento a quello che accade in tutta Europa sugli spalti, perché devi fare il Savonarola da tastiera sui social ed essere complice di un regolamento d'uso e della sua applicazione che non ha eguali in Italia e ha ridotto il nostro stadio a mortorio? Se il regolamento non consente ai gruppi di mettersi compatti al centro della curva, non partono i cori. Non ha senso che scriviate ognuno al suo posto e si tifa lo stesso, perché è esattamente quell'organizzazione nata cinquanta anni fa ad aver creato il tifo moderno. E non c'entra niente il Covid, qui le multe arrivano chirurgiche ai danni delle facce note delle curve. È la questura? Io dico che c'è pesantemente anche la mano della SSC Napoli, perché anche in televisione potete vedere le curve di altri cantare come un tempo anche con la capienza ridotta. Mica è un mistero che De Laurentiis vuole lo stadio teatro, lo ha dichiarato nero su bianco molte volte, senza rendersi conto che così penalizza anche gli sforzi della squadra che lo ha arricchito, dopo il fallimento dei suoi filmetti miserabili. Potrebbe cominciare così questa storia, dalla fine del mio post di ieri notte. Invece parte da molto più lontano, dal 17 ottobre del 1971. Avevo compiuto cinque anni da un mese e fu la mia prima volta allo stadio, ma era anche la prima partita casalinga del Napoli perché il campionato iniziava a ottobre. In realtà, mio padre mi aveva già portato a qualche allenamento anche prima, quando stavo appena imparando a parlare e Josè Altafini lo chiamavo Totè. Vincemmo 1-0, segnò proprio Altafini al decimo minuto con un tiro di sinistro a incrociare. Cinquantamila sugli spalti, più me e una miriade di altri bambini e ragazzini che all'epoca era scontato che non pagassero, anche quelli che chiedevano a un adulto di fingersi il padre. Non esisteva neanche una tifoseria organizzata, ma il San Paolo ribolliva di passione. Si cantava Napoli Napoli, Napoli cià cià cià sarebbe venuto addirittura dopo. Come gli ultras, che fecero il loro esordio l'anno successivo, nel 1972/73. Li guidava Gennaro Montuori che aveva appena quattordici anni. Oggi un quattordicenne può andare allo stadio solo se gli paga il biglietto suo padre".
Poi ha aggiunto: "Ci tornai con la Roma il 12 dicembre, mio padre era abbonato in Curva B, perciò ci sono cresciuto in curva come tanti, a dispetto di quello che dite voi che la partita l'avete guardata sempre in televisione e non sapete cosa dite. Vincemmo 4-0, due goal li segnò Andrea Esposito. In porta c'era Zoff, poi c'erano Juliano, Sormani, Pogliana, Montefusco. Ci andai un altro paio di volte quella stagione ma ero troppo piccolo, perciò il mio primo Napoli fu quello del 1974/75 con Vinicio allenatore e del sogno scudetto, che proprio Altafini infranse allo scadere nello scontro diretto a Torino contro la Juve. Due soli punti di distacco, se lo segnino quelli che "prima di Maradona lottavamo per la retrocessione. Ma non bisogna andare per forza così lontano, per ricordarmi un calcio che valeva la pena di essere vissuto. Anche nell'epoca ADL, il San Paolo ha dato lezioni di tifo al mondo. Oggi di quello stadio resta il ricordo che sarà indelebile e terribile di diecimila persone sedute in silenzio ieri sera. Ho seguito il Napoli ovunque abbia potuto. Ho avuto l'abbonamento per decenni anche nelle stagioni più disastrose della nostra storia. Ero sugli spalti contro l'Albinoleffe, ultima in casa prima del fallimento, e a Genova la settimana successiva. Ero sulla nave per Sassari e per Catania per andare a Gela. Dopo Napoli-Spartak però non ci sarò più, dopo mezzo secolo esatto sulle gradinate, se la situazione non dovesse cambiare perché voglio conservare almeno il ricordo. Hanno ragione i gruppi: bisogna restare fuori".








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