Diego Maradona come Marlon Brando: anche in Russia si sono inchinati al suo carisma!

L'immortalità appartiene solo a quelli come Diego e Marlon, le cui vite sono state tribolate e masticate come la gomma di Paul in ultimo Tango a Parigi.
"Essere convinti di un mito è tutto. Abbiamo bisogno di miti, viviamo di miti, moriamo per i miti". E tra le maglie del calcio mondiale, la 10 dell'Argentina è leggendaria quanto l'anello di Sauron descritto da J.R.R. Tolkien. Riconosce un solo padrone. Ortega, Riquelme e soprattutto Lionel Messi lo hanno sperimentato sulla loro pelle. Basti pensare che ieri si è parlato più del sigaro di D10S, fumato nonostante i divieti, che del rigore sbagliato dalla Pulga contro l’Islanda. Perché Diego Maradona rappresenta per il calcio ciò che per il cinema ha rappresentato Marlon Brando: non è questione di Oscar o di Palloni d’Oro, si entra nel carisma sovrannaturale, quel carisma che è un dono speciale e inspiegabile di alcuni pochi eletti. La storia dei mondiali di calcio somiglia tanto a quella del film più famoso della storia del cinema, Il Padrino. Ci sono alcuni dei più grandi attori di sempre: Duvall, Pacino, De Niro, Cazale... eppure le immagini più emblematiche della trilogia sono quelle di Brando nei panni di Don Vito.
Con la sua voce bassa e roca, i capelli tenuti indietro con la brillantina, le sfumature di lucido da scarpe su guance e fronte, le guance imbottite di Kleenex per far apparire la mascelle più marcate. Più che un personaggio letterario e cinematografico, un'icona della cultura del ventesimo secolo. Già, icona culturale: lo è stato, lo è anche quell’indio venuto dal fango di Fiorito e divenuto nel corso degli anni ispirazione per registi e scrittori da Galeano a Soriano passando per Sepulveda, finendo con Kusturica e Sorrentino. Ma i geni dotati di questo carisma certe cose non le cercano le fanno e basta, sono al di sopra dei significanti e dei significati. Per questo non si offendano i Di Caprio o i Mcconaughey o i Messi e i Ronaldo, loro potranno fare incetta anche di incassi, di premi Oscar o Palloni d’oro, ma l’immortalità appartiene solo a quelli come Diego e Marlon, le loro vite sono state tribolate e masticate come la gomma di Paul in ultimo Tango a Parigi nella scena finale, ed è proprio per questo che l'arbitro non dovrebbe fischiare mai la fine della partita o il regista non dovrebbe mai dare l’ultimo ciak, i nostri figli si ricorderanno…
Fabio Gentiluomo







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