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"E' stata la mano di Dio", il dialogo tra Capuano e Schisa: "Sul 'e strun* vann a Roma"

Uno dei simboli del film diretto da Paolo Sorrentino è il dialogo tra il regista Antonio Capuano e il protagonista Fabietto Schisa.


Alessandro SepeAlessandro SepeDirettore responsabile

25/12/2021 19:51 - Altre notizie
E' stata la mano di Dio, il dialogo tra Capuano e Schisa: Sul 'e strun* vann a Roma
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"E' stata la mano di Dio", è il film diretto da Paolo Sorrentino. Il regista napoletano è stato autore di un ritratto della sua adolescenza quando perse i genitori in modo prematuro per via di una fuga di gas avvenuta a Roccaraso. Il protagonista "Fabietto" Schisa si salvò grazie al fatto che preferì andare a vedere una partita del Napoli di Diego Armando Maradona. Uno dei momenti più iconici del film è il dialogo tra il regista Antonio Capuano e "Fabietto" Schisa. Vi proponiamo la trascrizione integrale.

FABIO: "Capuano, sono Fabietto Schisa".

CAPUANO: "E a me che me ne fott, chi te sap".

FABIO: "Sono un suo grande ammiratore".

CAPUANO:  "A me gli ammiratori me stanno ‘ncopp’ 'o cazz. A me piace il conflitto, hai capito guaglio’. Senza conflitto non si progredisce. Senza conflitto è solo sesso, e il sesso non serve a niente".

FABIO: "Dove va, aspetti un attimo".

CAPUANO: "Ma stai ancora ‘cca? Ma che guard’ affa?".

FABIO: "Niente, guardare è l’unica cosa che so fare".

CAPUANO: "Ma te ne vuoi ji’ si o no, ma da me che bbuo'?".

FABIO: "Cosa voglio? Tutto! Tutto, quello che ha detto a teatro, io sono sconvolto, non pensavo che si potesse fare a teatro, che uno si alza e si mette a protestare".

CAPUANO: "E infatti non si fa, sono io che faccio 'o cazz che me pare, io so' libero. Tu si libero?".

FABIO: "A questa domanda preferirei rispondere più avanti".

CAPUANO: "O ttien nu poco 'e curagg'?".

FABIO: "Ce l’ha qualche domanda meno impegnativa, magari?".

CAPUANO: "Ricordati, chi non tiene 'o curagg’ nun se cocc’ ch' femmen bell".

FABIO: "Senta, Capuano, la vita ora che la mia famiglia si è disintegrata, non mi piace più. Non mi piace più ne voglio un’altra, immaginaria, uguale a quella che tenevo prima. La realtà non mi piace più, la realtà è scadente. Ecco perché voglio fare il cinema, anche se avrò visto al massimo 3 o 4 film".

CAPUANO: "Nu’ bast, Schisa, nu’ bast’. O’ cinema, vonno fa tutti quant’ stu cazz 'e cinema, ma pe’ fa' cinema ce’ vonn 'e ppall. E tu 'e ppall e ttien’ uagliò?".

FABIO: "Ho fortissimi dubbi".

CAPUANO: "E allora si nu ttien ’e ppall, te serve o’ dolore. O tiene u’ dolore?".

FABIO: "Si gliel’ho appena raccontato, su quel fronte sto messo bene".

CAPUANO: "Mmm e cosa mi hai raccontato? Un dolore? No no, tu non tieni nisciun dolore, tu tien' 'a speranza. E 'a speranza fa fare film consolatori. La speranza è una trappola".

FABIO: "Mi hanno lasciato solo, Capuano, e questo si chiama dolore".

CAPUANO: "Nun basta Schisa! C’hann lassato soli a tutti quanti. Tu sei solo? Non me passa manco po’ cazz’, perché tu non sei originale. Sient’ a mme: dimentica il dolore e pensa solo a te diverti’, accussì hai fatto il cinema. Però e tene' coccos ’a dicere. A tien’ a coccos a dicere o no? Perché vedi, la fantasia, la creatività, so falsi miti che nu servon a nu cazz'".

FABIO: "Non lo so se ho qualcosa da dire, come si fa a capirlo?".

CAPUANO: "Boh, e io che cazz ne sacc’? Je teng quatt cose a dicer', solo quatt. E tu?".

FABIO: "Non lo so, pensavo di andare a Roma a fare il cinema, così capisco se ci sono tagliato".

CAPUANO: "A Roma? La fuga? So palliativ’ ro cazz! Alla fine torni sempre a te schisa, e torni qui, al fallimento, perché è tutto un fallimento, è tutta una cacata, hai capito o no? Nessuno inganna il proprio fallimento, nessuno se ne va veramente da sta città. Roma? Che cazz' ci vai a fa a stu Roma? Sul ’e strunz vann a Roma! Hai visto quante cose da raccontà ce stanno int’ a sta città. Guarda, guarda… Ma è mai possibile che 'sta città non te fa veni in mente nient’ a raccuntà? Insomma Schisa la tien' coccos a ricer'? O si nu strunz come tutti quant’ llate? A tiene na cos’ a raccuntà? Forza, curaggio. A tiene o no n’a cos’a raccunta? Tien’e’ o coraggio roo ddicere. E te vo movere o no?".

FABIO: "Si si".

CAPUANO: "E dimmell’".

FABIO: "Quando sono morti non me li hanno fatti vedere!".

CAPUANO: "Non ti disunire Fabio".

FABIO: "Mi chiamano tutti Fabietto".

CAPUANO: "È ora che ti fai chiama’ Fabio, non ti disunire".

FABIO: "Ma che significa?".

CAPUANO: "Ll'e a capi’ tu solo, ll'e a capi’ tu solo, sfaccim’. Non ti disunire schisa, non ti disunire mai, Schisa, non te ‘o ppo permetter…".

FABIO: "Che significa, perché?".

CAPUANO: "Perché non ti hanno lasciato solo, no, t’hann ’abbandunat…Sient’a me non ci andare a Roma, vienem’ a truvà, me truov’ sempre cca. Accusi facimm 'o cinema, uaglio’…".


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Alessandro SepeAlessandro Sepe
Direttore responsabile e co-fondatore di AreaNapoli.it, è giornalista pubblicista dal 2013. Laureato in letteratura e storia italiana, è da sempre appassionato di calcio e di giornalismo sportivo.
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